Sicurezza
Un passo positivo ma non risolutivo Mancano alcuni dati
Sos Geotermia sottolinea la necessità di calcolare il totale degli inquinanti
l’intervento
Vanno fatte alcune premesse al testo definitivo della mozione approvata in consiglio regionale in merito all’installazione di misuratori in continuo delle sostanza emesse dalle centrali geotermiche esistenti, poiché altrimenti non si comprende perché si sia fatto un passo positivo ma ancora non risolutivo.
La questione incredibile, considerato l’allarme presente da un decennio in Amiata sui temi sanitari, è che non si conoscono esattamente le quantità di inquinanti che escono da questi impianti, nonostante i proclami degli amministratori locali, che ricevono dall’Enel le “compensazioni ambientali”.
La legge prescrive che i limiti debbono essere intesi come «media oraria su base mensile». Ma la media non si può fare perché di fatto Arpat effettua su ogni impianto una misurazione ogni due anni. Che non sia stato mai effettuato un controllo a norma lo dice lo stesso Ctu del Gip di Grosseto (nel procedimento promosso dal Forum Ambientalista contro Enel Green power) che nella sua consulenza afferma che «al momento della presente attività peritale, non risulta siano state eseguite sperimentazioni per mettere in atto il monitoraggio in continuo degli inquinanti emessi». Inoltre la legge sembra dettata appositamente per essere aggirata, poiché i limiti di emissione di alcune sostanze sono soggetti a una doppia soglia: quella del flusso di massa, cioè delle quantità assolute di inquinante emesso, ma in caso di un suo superamento, si può andare in deroga rispettando un altro limite, questa volta espresso come concentrazione. Poiché nella fase finale del ciclo produttivo di questi impianti il gestore può immettere molta più aria del normale per raffreddare i vapori nelle torri, aumentando la quantità di aria si riduce la concentrazione e tutto ritorna nei limiti.
Tra i principali nostri obbiettivi, oltre a contenere le emissioni di tutti gli inquinanti, è la riduzione delle micidiali PM10 e PM2,5 attraverso la limitazione delle emissioni di ammoniaca dalle centrali geotermiche dell’Amiata. Stando all’inventario regionale sulle emissioni Irse 2010, ultimo dato disponibile, in Toscana la geotermia risulta la prima fonte inquinante per l’ammoniaca (precursore delle PM) con il 51% del totale delle emissioni a livello regionale.
La mancanza dei dati al camino per i vecchi impianti è una vergogna nazionale. A questa realtà ingannevole, di cui è responsabile anche il parlamento italiano, non si risponde installando sistemi di monitoraggio in alcuni punti del territorio, poiché ciò sarebbe equivalente alla misura effettuata sulle torri solo in un ambiente con condizioni fisico-orografiche e climatiche che favoriscono il ristagno di aria; se siamo in un ambiente aperto, con una clima mutevole, come è sul cono vulcanico dell’Amiata, che svetta in un panorama di basse colline su tutta l’Umbria, sull’alto Lazio, oltre Viterbo e sulla Toscana Meridionale, dal mare all’Aretino e al Senese, far valere solo le misure effettuate in alcuni punti del territorio consente a Enel di diluire le emissioni in un’area molto vasta e non far emergere il dato oggettivo delle emissioni.
Roberto Barocci
per Sos Geotermia
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google