Sicurezza
Porto Santo Stefano, le bombe e le ragazze La memoria per domani
Il capitano di fregata Alessandro Busonero ha raccolto ricordi e testimonianze e stasera li presenta al Centro studi don Fanciulli
lo studio
ivana agostini
Mantenere viva la memoria della storia per tramandarla. Lo farà questa sera alle 21, al Centro Studi don Pietro Fanciulli a Porto Santo Stefano, Alessandro Busonero, capitano di fregata con la passione per la storia, soprattutto quella legata al suo paese, Porto Santo Stefano. Memorie, ricordi e testimonianze che Busonero conta di raccogliere in un libro e che stasera condividerà in anteprima al centro studi con alcuni testimoni.
«Ho cercato di ricordare i 75 anni dalla Liberazione e alcuni eventi che sono noti agli americani ma, purtroppo, non a noi – spiega Busonero al Tirreno –. Fra questi la battaglia della Nunziatella, uno scontro che si è svolto fra tedeschi ed americani fra il 10 e il 12 giugno. Gli americani l’avevano presa alla leggera e qui ebbero uno stop cruento con decine di morti. Furono due giorni difficili».
Busonero racconta l’avanzamento verso nord e l’arrivo degli americani a Porto Santo Stefano. I tedeschi avevano reso il paese un luogo molto importante dal punto di vista strategico tanto che questo costò al paese pesanti bombardamenti. «Gli americani vi trovarono una sorpresa che – spiega il comandante – per loro fu una mamma: i depositi dell’aeronautica ancora intatti che furono salvati dalle mine grazie a due portosantostefanesi. Qui gli americani trovarono 38mila tonnellate di carburante».
Busonero ha scoperto anche un testimone di quella cruenta battaglia, Giovanni Damiani sfollato al Tricosto da Porto Ercole con la famiglia, nel 1943 appena quindicenne. Il comandante ha raccolto la sua testimonianza inedita. E in attesa del suo racconto, stasera al don Fanciulli, Damiani anticipa al Tirreno alcuni aneddoti.
Il suo racconto inizia da dopo la liberazione di Roma. «Gli anziani del borgo – racconta Damiani – si riunirono e presero una decisione: dovevamo andar via. Qui c’erano le postazioni tedesche e questo significava che ci sarebbero stati scontri a fuoco sicuramente una battaglia. Quindi era meglio andarsene». La mattina poco dopo l’alba le poche famiglie riunite furono invitate a caricare un po’ di roba su una mambrucca, un grosso carro trainato da buoi.
«Nonostante quei giorni di combattimenti e di estremo pericolo per noi civili – dice – tentammo in bicicletta due volte, prima mio babbo e poi io, di ricongiungerci alla mamma. Ma i nostri tentativi fallirono, i tedeschi ci videro e ci fecero tornare indietro senza troppe gentilezze, ma senza farci del male. Passato il fronte, il 12 giugno, mio babbo partì in bicicletta per andare dalla mamma. I contadini che lo videro dicevano che pedalava come un matto, perché non sapeva che fine avesse fatto la mamma e la sorellina».
Nel suo viaggio della memoria il comandante Busonero tratterà anche di Albinia, altro luogo importante proprio per i rifornimenti.
La ricostruzione di Busonero però va oltre la guerra e le battaglie. Con l’arrivo delle truppe alleate ci fu spazio anche per i sentimenti: alcune ragazze si sposarono con inglesi, li seguirono e sono andate a vivere in Inghilterra. I figli in alcuni casi sono tornati poi a Porto Santo Stefano.
Anche in questo caso Busonero ha intercettato alcuni testimoni dell’epoca che hanno riferito come a volte i soldati si fermavano a guardare le gambe delle ragazze che camminavano mentre erano sdraiati sotto i carriarmati. A volte tanto bastava a innamorarsi e far dimenticare anche solo per un po’ la guerra e gli incombenti pericoli. E tra i testimoni c’è chi giura che in quegli anni «gli inglesi si presero le più belle ragazze di Porto Santo Stefano».
Guerra, morte, speranza, amore. In una parola memoria. Sarà con questo messaggio che stasera il capitano di fregata concluderà il suo racconto di una Porto Santo Stefano inedita ai più. Un paese che nonostante il tributo di sangue versato con i bombardamenti proprio a causa della sua importanza, non conosce pienamente la sua storia.
«Cercherò di fare di tutte queste testimonianze un libro – conclude Busonero – sperando che serva a mantenere vivo nelle nuove generazioni l’importanza della storia di una guerra che abbiamo perso ma che ci ha riservato momenti importanti». —
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