Sicurezza
«Non mi ha nemmeno chiesto scusa»
grosseto. «Non mi ha nemmeno chiamata per chiedermi scusa. Per dirmi, che ne so, “mi sono fatto prendere dal panico”. Niente».
Elisabetta De Marinis, 40 anni, è ancora in convalescenza. Ha ancora due ferite profonde, provocate dai morsi del dobermann che l’ha aggredita dieci giorni fa al parco Giotto, mentre stava camminando con la figlia in quello che doveva essere un normale pomeriggio.
Ma non ci sono solo ferite della carne. «Mia figlia ha incubi la notte – dice Elisabetta – e io ancora non sono potuta rientrare al lavoro».
Bruciano poi, ancora, l’indifferenza di chi ha assistito all’aggressione e non ha mosso un dito per aiutarla. «Spero che anche per questo le indagini possano evidenziare eventuali responsabilità, anche di chi può aver reso false testimonianze», dice la donna.
E brucia l’idea di sapere che il dobermann non è stato sequestrato e tolto al suo proprietario ma gli sia stato riaffidato. «Questa è una cosa che non riesco davvero a capire – spiega la donna –. Quel cane avrebbe potuto uccidere un bambino e l’Asl lo ha messo in quarantena nelle mani del suo proprietario. Che, essendo solo denunciato, può continuare a uscire. Mi chiedo dove sia la giustizia».
La testimonianza della signora De Marinis, insieme alle riprese delle telecamere di sorveglianza, è stata preziosa.
La donna ha intanto nominato un’avvocata, Elena Pellegrini. E attende ulteriori sviluppi delle indagini.
«Spero davvero che sia fatta giustizia, per me, per mia figlia e per evitare che cose come questa accadano di nuovo», conclude. —
F.F.
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