Il Tirreno

Grosseto

l’omicidio coli 

Il pc del commercialista ucciso torna in funzione dopo 15 anni

Francesca Gori
Il pc del commercialista ucciso torna in funzione dopo 15 anni

A fine mese il perito incaricato dalla Corte d’appello di Genova sarà in città Fiducioso il difensore di Innocenti. Lottini: «Una ferita che si è riaperta»

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Il computer di Ausonio Coli, il commercialista freddato a colpi di rivoltella l’8 marzo del 2004 nello studio di via Gramsci, si riaccenderà dopo 15 anni. Sarà il perito incaricato dalla Corte d’appello di Genova, Mattia Epifani, a premere di nuovo il tasto di accensione e a testare manualmente il funzionamento del pc. Il 27 giugno, l’esperto nominato dal tribunale sarà a Grosseto per prelevare il computer del commercialista dall’ufficio corpi di reato. Era già stato ampiamente analizzato all’epoca del processo, finito con la condanna all’ergastolo di Francesco Innocenti, l’imprenditore che sta scontando la pena il cui avvocato ha chiesto (e ottenuto) la riapertura del processo. Secondo il legale, però, ci sono, a distanza di 15 anni dall’omicidio, ancora alcuni aspetti che potrebbero essere chiariti grazie alle nuove tecnologie informatiche a disposizione della scienza forense.

«Sono fermamente convinto che Innocenti non sia l’autore del delitto - dice l’avvocato Giorgio Stefano - e lo dico sulla base dei riferimenti delle due testimoni che lavoravano nei locali accanto a quello in cui è avvenuto l’omicidio. Ritengo poi inattendibili le perizie balistiche che furono fatte all’epoca, e lo dico sulla base di autorevoli pareri di esperti internazionali. Auspico che il giudizio di revisione accerti l’estraneità di Innocenti». L’avvocato Stefano aveva messo in dubbio la perizia balistica, che fu fatta da un consulente all’epoca del processo tra i migliori d’Italia. Consulente che poi fu denunciato e condannato perché ritenuto responsabile di aver redatto una falsa perizia nel caso di “Unabomber”. La difesa di Innocenti aveva già presentato qualche anno fa una denuncia per falsa perizia, denuncia che però non è stata accolta e che è stata anche respinta in ambito civile.

«Sono questi i due macigni che pesano sulla difesa - spiega l’avvocato Riccardo Lottini, che assiste i figli del commercialista - la perizia balistica e la prova dello stub. Anche il dato secondo il quale il computer avrebbe registrato un’attività dopo che Coli era stato già ucciso, era cosa nota già durante il processo che si è celebrato a Grosseto».

Sono due tesi contrapposte quelle dell’avvocato di Innocenti e quelle sostenute invece oggi dai legali di parte civile, che hanno nominato consulenti illustri per seguire la perizia sul pc. In campo ci sono infatti l’ingegner Paolo Reale, noto per aver seguito il delitto di Garlasco, e l’ingegner Paolo Grosso, professore dell’università di Genova.

Il primo ottobre la perizia sarà depositata. «Finalmente avremo la certezza dei riferimenti orari e temporali di quella tragica giornata - dice ancora il difensore di Innocenti - Mi auguro che la perizia informatica risulti decisiva per ricostruire l’effettiva cronologia del delitto».

Una speranza, quella dell’avvocato Stefano, che gli avvocati di parte civile non riescono ad alimentare. Il pc di Coli fu fotografato subito dalla polizia scientifica che entrò nello studio della commercialista Ivana Giovannelli e fu sottoposto a perizia informatica. I faldoni del processo erano conservati nell’ala del tribunale alluvionata l’anno scorso ma per fortuna tutta la documentazione è stata recuperata e consegnata ai consulenti. «L’ultimo documento che Coli aveva aperto era il bilancio di Massa Marittima - dice l’avvocato Lottini - Erano le 12,28, anche se il computer segnava le 13,28 perché non era stato aggiornato. Dopo quell’orario non sono state rilevate attività umane su quella macchina ma solo alcuni salvataggi automatici».

Salvataggi, tecnicamente “backup”, che si erano avviati automaticamente almeno altre tre o quattro volte nell’arco dell’intera mattinata. «Coli quella mattina aveva lavorato al pc - dice ancora Lottini - ma si era fermato varie volte. Eppure la macchina aveva registrato quelle archiviazioni automatiche esattamente com’è successo dopo, quando il commercialista era già stato ucciso». Ora, a distanza di quindici anni, c’è un avvocato che ha deciso di chiedere la riapertura del processo perché convinto dell’innocenza del suo cliente e ce ne sono altri tre, quelli che assistono la famiglia della vittima, che devono fare i conti anche con il dolore che una decisione del genere comporta. «Ovviamente ogni volta che si affrontano questioni processuali come queste - dice Lottini - si riapre una ferita che di fatto non si è mai rimarginata. Ci sono state già due udienze per decidere se riaprire o meno il processo e i giudici si sono anche riservati. Segno che l’intenzione è quella di valutare l’intera vicenda con grande scrupolo». —

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