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Carcassa di balena al largo dello Sparviero

Giulia Sili
Carcassa di balena al largo dello Sparviero

Il recupero non è stato possibile per l’avanzato stato di decomposizione. Allarme del Wwf: «Dodici casi in un anno» 

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I primi a vederlo ieri mattina sono stati i sub del circolo Feeldive di Scarlino che, arrivati al largo verso l’isolotto dello Sparviero, hanno iniziato ad intravedere in mare quella che sembrava essere una grande rete che stava galleggiando.

Avvicinandosi, l’odore ha però tolto ogni dubbio: quell’enorme ammasso bianco era in realtà la carcassa di un cetaceo morto da giorni. Lo staff del diving ha così chiamato subito la guardia costiera che è tempestivamente intervenuta: «Ci hanno parlato della carcassa di una balena – dicono dalla guardia costiera di Castiglione della Pescaia – in realtà non è dato sapere con esattezza di cosa si trattasse perché la decomposizione dell’animale era in stato molto avanzato e quindi è stato deciso di non intervenire».

L’animale è stato trovato all’interno di quello che è stato classificato come parte del santuario dei cetacei Pelagos. La carcassa non è stata toccata e le correnti l’hanno poi spostata a largo di fronte al golfo di Follonica. «L’animale – continua la guardia costiera – era morto da tempo e non è improbabile che sia quello che gira da tempo in mare e che giorni fa era stato visto di fronte a Porto Santo Stefano. In questi casi è molti difficile eseguire il recupero».

Dall’inizio dell’anno si parla di una decina di cetacei morti: «Giovedì scorso – spiega Fabio Cianchi, responsabile delle oasi Wwf della Maremma – abbiamo trovato un probabile capodoglio ad Orbetello nella spiaggia a sud di Ansedonia. Per verificare se effettivamente si trattasse di un capodoglio o di una balenottera comune è stata prelevata una vertebra che è stata fatta analizzare. Quello trovato di fronte a Scarlino potrebbe essere una parte dello stesso animale ma ci sono buone probabilità che si tratti anche di un secondo esemplare. Non è comune avere un numero così alto di capodogli morti – continua Cianchi – questo è il nono esemplare dal primo dell’anno ma secondo altre fonti potrebbe essere addirittura il dodicesimo. Un numero altissimo – afferma il responsabile Wwf – che non si verifica neanche durante un intero anno».

Per Cianchi il numero degli esemplari morti è così alto che dovranno intervenire istituti di ricerca per comparare i dati e verificare il motivo dei decessi. Le cause potrebbero essere le più disparate: «L’inquinamento è una di queste – dice Cianchi – tra le cause antropiche c’è l’impatto con le barche ma anche l’ingestione di grandi quantità di plastiche. Ci sono grandi concentrazioni di plastica anche vicino a Capraia, ad esempio, dove è stata avvistata una piccola isola di plastica oggi molto preoccupante. Ci potrebbero poi essere delle cause naturali – conclude – ma lo potranno dire solo gli esperti, dobbiamo aspettare il risultato delle analisi». —

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