Il Tirreno

Grosseto

tribunale/2 

Botte e minacce «Darò fuoco a te e al tuo furgone» Condannato

P.S.

Dieci mesi a un giovane uomo in stato di dipendenza da sostanze stupefacenti accusato di stalking nei confronti del padre 

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GROSSETO. Botte e offese, ma anche minacce di morte: «Ti butto addosso una latta di benzina e ti brucio». Una volta aveva sparso 5 litri di diluente intorno al furgone, chiedendo denaro in cambio. Un complesso di episodi svoltisi nell’arco di cinque mesi del 2017 che ha portato la Procura a configurare un’ipotesi di stalking. E per stalking il giovane uomo, un grossetano di 35 anni, è stato condannato a 10 mesi. Vittima: il padre, un imprenditore.

Il giudice Adolfo Di Zenzo ha inasprito le richieste dell’accusa (7 mesi - il difensore Gabriella Sartiani aveva invece sollecitato l’assoluzione perché il fatto non sussiste) mentre ha disposto il non doversi procedere per estinzione per remissione di querela il reato di esercizio arbitrario delle proprie azioni con violenza: era stato contestato per il fatto che l’imputato avrebbe minacciato il padre per i lavori saltuari che svolgeva per quest’ultimo con lo scopo di avere lo stipendio.

Era stata una deposizione particolarmente sofferta quella del padre, che pur confermando gli episodi aveva raccontato le condizioni di salute del figlio, vittima della tossicodipendenza. Le minacce, particolarmente violente, erano avvenute anche a casa e, ricorda il giudice nelle motivazioni, l’uomo aveva dovuto presentare denuncia contro il figlio. Non meno drammatico era stato il racconto del figlio che aveva abitato col padre nel periodo delle contestazioni mosse dall’accusa: si era detto in preda a uno stato di prostrazione, correlato proprio alla smania di dover drogarsi.

Il difensore ha portato in aula la documentazione medica, parlando di un’intossicazione cronica da alcol. Il giudice nota però che né i documenti né le parole di un testimone consentono di poter acclarare l’esistenza di un’intossicazione cronica dal punto di vista clinico, stando ai parametri indicati dalla Cassazione; esiste invece uno stato di tossicodipendenza da sostanze stupefacenti. Non è riscontrabile una malattia psichica perché, quando ha parlato in aula, l’imputato si è dimostrato persona lucida e vigile; la guarigione non è impossibile.

Sulla determinazione della pena ha inciso la contestazione della recidiva, altrimenti la pena sarebbe stata di soli sei mesi.

L’imputato, che al momento del rinvio a giudizio aveva il divieto di dimora, era poi stato messo agli arresti domiciliari. Il giudice li ha revocati e ha deciso la liberazione del giovane uomo anche nella considerazione del fatto che il padre aveva dichiarato di aver ripreso la convivenza nel corso del 2018 e che in questo periodo di tempo non aver avvenuto alcun episodio di violenza ai suoi danni; venuta meno la pericolosità e non essendovi la necessità di misure alternative, il giudice ha disposto la cessazione di ogni misura. —

P.S.

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di Redazione web