Il Tirreno

Grosseto

in tribunale 

Omicidio Coli, il processo si riapre «Nuove prove nel pc del commercialista»

Francesca Gori
Omicidio Coli, il processo si riapre «Nuove prove nel pc del commercialista»

La Corte d’Appello di Genova ha accolto l’istanza del difensore dell’arcidossino, perizia informatica in corso

3 MINUTI DI LETTURA







Possono due minuti essere un tempo sufficiente per riaprire un processo che si è chiuso in via definitiva 11 anni fa? Soprattutto, due minuti sono sufficienti per cambiare la sorte di un uomo condannato all’ergastolo per quei fatti? Secondo la sezione terza della Corte d’Appello di Genova, la risposta potrebbe trovarsi nel computer di Ausonio Coli, il commercialista freddato a colpi di pistola nello studio di via Gramsci, a Grosseto, l’8 marzo 2004. Per quell’omicidio c’è un uomo che sta scontando l’ergastolo nel carcere di Volterra. Francesco Innocenti, imprenditore arcidossino, dal carcere si è sempre professato innocente e il suo avvocato Stefano Giorgio, ha chiesto di nuovo la revisione del processo, sulla base della perizia effettuata sul pc della vittima da parte del consulente tecnico Cosimo Di Pinto che, grazie allo sviluppo di nuove tecnologie avrebbe scoperto che il pc del professionista era rimasto attivo fino a dopo l’orario nel quale il cellulare di Innocenti agganciò la cella del telefono in via Piave, ormai a 800 metri dallo studio di via Gramsci dove si consumò l’omicidio.

l’attivitÀ del pc

Secondo il perito incaricato da Innocenti «il pc di Coli è stato utilizzato, anche se in maniera discontinua, fino e non oltre le 13,46 del giorno 8 marzo 2004». Un dato questo, che scagionerebbe - secondo la difesa - l’uomo condannato in via definitiva per l’assassinio del commercialista. La morte di Coli infatti è stata collocata dal medico legale che eseguì l’autopsia sul corpo, tra le 13,30 e le 14,30 e la cella telefonica “competente” per lo studio professionale di Coli, che si trova in via Ximenes, fu agganciata dal cellulare del condannato alle 12,40 - 12,42. Alle 13,42, un’ora dopo quindi, il cellulare di Innocenti agganciò un’altra cella, quella di via Piave, che dista 800 metri da quella competente: l’imprenditore arcidossino, era già uscito dallo studio del commercialista. I giudici della sezione terza della Corte d’appello di Genova (Elisabetta Vidali, presidente, Vincenzo Papillo, consigliere relatore e Maurizio De Matteis, consigliere) hanno quindi ritenuto che ci fossero gli elementi per disporre non solo una nuova perizia sul computer ma anche la revisione del processo.

l’alibi nei file

Al centro della nuova perizia, che i giudici hanno affidato al consulente Mattia Epifani, la risposta potrebbe trovarsi nel sistema di archiviazione automatica dei dati, avvenuta appunto alle 13,46, dopo che il pc era rimasto fermo per due soli minuti. Un tempo brevissimo che costituirebbe l’alibi di Innocenti. La carta dell’alibi nascosto nel pc di Coli era già stata tentata a maggio 2005 dal difensore del condannato durante il processo celebrato al tribunale di Grosseto. Ma quelle prove, non sono riuscite a far evitare l’ergastolo del cinquantacinquenne.

Tesi, quella del tecnico informatico che ha scritto la relazione che ha convinto i giudici a riaprire il processo che è arrivata come un fulmine a ciel sereno sulla vedova del commercialista e sui suoi figli, assistiti dagli avvocati Riccardo Lottini, Marco Fanti e Giulio Torlone che hanno a loro volta nominato ciascuno due consulenti di parte che prenderanno parte alle operazioni peritali.

la veritÀ in autunno

Si dovrà aspettare il primo ottobre, data indicata per la consegna della relazione da parte del consulente tecnico della Corte d’appello di Genova per conoscere la verità: se davvero il pc di Coli era stato utilizzato da qualcuno alle 13,42 per Innocenti si aprirà una prospettiva diversa rispetto a quella del carcere a vita. Le nuove tecnologie, i nuovi sistemi investigativi e le accresciute possibilità conoscitive potrebbero quindi scrivere un finale diverso e inaspettato a una delle storie che ha impressionato più di ogni altra la Maremma. Una storia nella quale uno dei due protagonisti viene ucciso a colpi di rivoltella nel suo studio.

Coli era uno stimato professionista, commercialista originario di Porto Ercole era a Grosseto, in via Gramsci, nello studio di una sua collega. Scrupoloso, attento: così tanto da essere stato scelto dal tribunale di occuparsi del fallimento della Innocenti Sas, l’azienda di famiglia dell’imputato. —

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Toscana

Camaiore, addio a Giuseppe Vecoli: conosciuto commerciante con la passione per le moto

di Roy Lepore