Sicurezza
Taglio del bosco al Belagaio «Ormai era necessario»
Mentre la Regione sta verificando le autorizzazioni e le eventuali responsabilità chi vive e caccia tra Torniella e Piloni difende l’operazione. «I disastri sono altri»
I trenta ettari di bosco tagliati di recente al Belagaio, in Val di Farma, nella cerniera verde che collega le province di Siena e Grosseto, continuano a far discutere. Gli ambientalisti – ma anche esperti, come il direttore del Museo di storia naturale della Maremma Andrea Sforzi o il professor Alessandro Chiarucci – parlano di «disastro» e contestano metodi, tempi e opportunità di procedere, dal momento che siamo all’interno di un sito di importanza comunitaria. La Regione Toscana, tirata in ballo, prende tempo e indaga sul rispetto delle autorizzazioni e su eventuali responsabilità, così come i carabinieri forestali. Infine ci sono “gli indigeni”, cioè chi vive e lavora sul territorio, chi caccia e taglia da una vita nella zona di Torniella e Piloni; persone anziane, che – a sorpresa – minimizzano e spiegano come quel taglio fosse necessario.
Enzo Panerati è stato per anni consigliere comunale a Roccastrada, responsabile della squadra locale dei cinghialai. È una formazione non scientifica – la sua – ma basata sull’esperienza, il buon senso, una profonda conoscenza della natura e in particolare dei boschi della Val di Farma. «Capisco benissimo – attacca – lo stato d’animo e le sensazioni che può aver vissuto chi, negli ultimi fine settimana, è venuto a fare un giro nella zona del Belagaio, escursionisti a cui sicuramente non è piaciuto come il taglio è stato condotto, l’uso delle macchine per il cippato, eccetera; capisco le polemiche, la denuncia e il clamore mediatico che ha sollevato la vicenda. Tuttavia, il vero disastro al Belagaio non è il rumore dei mezzi meccanici o il periodo in cui si è operato o, in ultimo, la destinazione del legname. Il vero disastro è rappresentato da centinaia di ettari, a prevalenza di castagno, che la mancata rotazione dei tagli ha quasi cancellato. Non solo. C’è un’eccessiva presenza di cerrete a alto fusto, piante che fanno sparire tutte le altre essenze e condizionano anche la fauna. Il sottobosco, nelle cerrete in pendenza, non esiste più e quando piove forte l’acqua arriva all’Aratrice a grande velocità e fa i danni. Io credo che sia necessario un confronto – sottolinea – tra chi la pensa in modo diverso. E forse qui a Torniella qualcosa siamo in grado di insegnare anche noi a chi, come il Comitato Val di Farma, pontifica su realtà che conosce poco…».
Panerati va oltre: «Mi risulta che siano state fatte le verifiche necessarie riguardo al taglio oggetto del video e delle esternazioni di esperti e ambientalisti. Risulta regolarmente autorizzato e previsto nel piano di gestione (approvato) del patrimonio gestito dall’Unione dei Comuni delle Colline Metallifere. Non risulta che sia finanziato da Fondi Europei. Fa parte, molto semplicemente, degli interventi previsti dal piano di gestione. E a operare è stata una ditta dell’Alto Lazio, vincitrice di un bando». «L’esbosco, è vero – conclude Panerati – poteva essere fatto meglio, ma ha influito anche la stagione, le piogge che a maggio non hanno dato tregua. E i viali parafuoco, anch’essi ripresi nel video e definiti brutti, andavano fatti, perché si tratta della forma di prevenzione antincendio più efficace». –
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