Gioco
Lavorazione del marmo, sospesa l’attività della cava
Una cava in cui si estraeva ghiaia e ghiaione, ma che nel tempo è diventata anche qualcos’altro, qualcosa di molto diverso.
Il Comune di Monterotondo Marittimo, due giorni fa, ha deciso di sospendere l’attività a Poggio Pelato. Il provvedimento è stato preso in seguito a un sopralluogo effettuato lunedì 10 giugno, nel corso del quale il responsabile del servizio ambiente del Comune, di concerto con l’Asl, ha accertato che all’interno della cava veniva eseguita l’escavazione e il taglio di blocchi di marmo in banco, non prevista nell’autorizzazione rilasciata nel maggio di cinque anni fa e valida fino al 2024.
Una brutta storia, che rischia di avere conseguenze penali per una famiglia di imprenditori conosciuta nel settore e impegnata anche su altri fronti di sbanco, sempre nel comprensorio metallifero e in val di Cornia.
Il consorzio Cava Poggio Pelato è l’intestatario dell’autorizzazione. L’attività di cava, invece, è esercitata dalla società Tramoter.
La lavorazione dei blocchi di marmo necessita di uno specifico atto autorizzativo, anche sulla base della valutazione dei rischi e delle relative misure di sicurezza.
«A nostro avviso – spiega il sindaco Giacomo Termine – la società non è in regola e quindi ci siamo mossi di conseguenza. Qualche anno fa i titolari chiesero al Comune di Monterotondo, informalmente, se esisteva la possibilità di effettuare un “saggio, per integrare l’attività già in essere”, ma non abbiamo mai ricevuto nulla, né richieste per ottenere un’ulteriore concessione, né altre comunicazioni. Adesso scopriamo che nella cava si lavorano blocchi di marmo. Abbiamo convocato il direttore di cava, Simona Torchia, che ha deciso di fermare tutto, in attesa di mappare la situazione e permettere alle autorità competenti di fare un’indagine approfondita. Al momento sono in corso le verifiche per capire se, e per quanto tempo, la società ha operato in difformità rispetto alle autorizzazioni, ai piani di coltivazione, alle norme vigenti».
Il sindaco ha richiesto un nuovo sopralluogo da parte dell'ufficio tecnico e già nelle prossime ore dovrebbe scaturire una sospensione totale e definitiva dell'attività. Termine è arrabbiato e determinato.
«Siamo contro le attività illegali – prosegue – e deve essere chiaro per tutti che sul nostro territorio non le permettiamo. Riguardo alla situazione della cava, e in particolare agli interventi compiuti da questa società, vi avevamo posto attenzione già nei mesi scorsi. Il provvedimento dell’amministrazione comunale è stato preso con tempestività per scongiurare altri danni, perché certe attività determinano impatti ambientali rilevanti».
Le unità lavorative che operano nella cava sono due-tre, tra cui un residente a Monterotondo.
«È un aspetto che non sottovalutiamo», conclude il sindaco. Che rivela anche un altro retroscena: «Abbiamo sempre avuto difficoltà a riscuotere le royalties, cioè le somme che spettano al Comune di Monterotondo per lo sfruttamento del territorio e che variano in base alle attività svolte, cifre comprese tra dieci e quindicimila euro all’anno. La società è inadempiente ed era stata concordata una rateizzazione del debito. Ora, però, cambia completamente lo scenario. Dopo questi primi provvedimenti e un’analisi attenta delle illegittimità presenti, qualora venisse confermata la gravità degli interventi effettuati, procederemo subito alla revoca dell’autorizzazione e ci faremo valere in tutte le sedi per tutelare la legalità e l'ambiente».
La società, contattata dal Tirreno per una replica, rimanda a oggi le proprie comunicazioni rispetto alla decisione del Comune, affidandole al proprio avvocato. —
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