Gioco
Il consiglio regionale dice no alla riapertura dell’inceneritore
Passa la mozione di Sì Toscana a sinistra e M5s. I grillini: "La responsabilità politica è dell’assessora all’Ambiente"
SCARLINO. Il no a nuove autorizzazioni è unanime e «inequivocabile», ma restano delle «responsabilità politiche» che pesano su esponenti della giunta regionale e realtà tecniche.
L’inceneritore di Scarlino è tornato al centro del dibattito del consiglio regionale della Toscana, portato ieri da una mozione presentata da Sì Toscana a Sinistra e Movimento 5 Stelle. Un atto che chiede la presa di posizione dell’assise e un percorso di tutela per i circa trenta dipendenti ancora legati alla Scarlino Energia.
La mozione è passata con il voto favorevole di tutti i ventotto consiglieri presenti alla seduta di ieri e forse non è un caso che sia arrivata in discussione proprio in questi giorni.
Il 20 giugno, infatti, è in agenda la prossima convocazione della conferenza dei servizi sul progetto che l’azienda Scarlino Energia è tornata a presentare per chiedere a Firenze nuove autorizzazioni per l’impianto, dopo che i tribunali amministrativi di vario grado hanno annullato le cinque precedenti.
E il punto è proprio questo: la recente pronuncia del Consiglio di Stato, entrata nel merito delle carenze impiantistiche, ha sentenziato che «l’inceneritore è fuori legge», per usare le parole del capogruppo di Sì Toscana Tommaso Fattori, che l’ha presentata in aula. La mozione è stata sottoscritta da tutte le forze di opposizione: Giacomo Giannarelli per il Movimento 5 stelle, Monica Pecori (gruppo misto-tpt), Paolo Marcheschi (FdI), Maurizio Marchetti (Forza Italia), Elisa Montemagni (Lega).
La discussione in aula
«I forni sono fuori legge dal 2005 ma le istituzioni hanno sempre autorizzato la ripartenza dell’impianto», ha detto Fattori aprendo le porte a quella fetta di dibattito legata alle responsabilità politiche, di cui si fa più esplicito il capogruppo dei 5 Stelle Giannarelli: «Stava alla politica verificare se le procedure di rilascio delle autorizzazioni fossero corrette».
L'affondo contro l'assessora Fratoni
Giannarelli in aula legge dei passaggi della sentenza del Consiglio di Stato, in cui non solo si dice che Arpat ha dato via libera basandosi sui soli dati forniti dalla Scarlino Energia, ma si sancisce anche «l’amministrazione non ha compiuto le dovute verifiche istruttorie». Da qui, l’affondo: «È chiara la responsabilità politica in questo senso, che ricade sull’assessore all’Ambiente», dice il 5 Stelle, rivolgendosi a Federica Fratoni che ieri però era assente in aula.
Il nodo su cui ruota la mozione è proprio la mancanza di approfondimento da parte della Regione, in fase di autorizzazione dell’inceneritore, della relazione del Cnr-Irc di Napoli e delle relazioni dei Ctu prodotti nella class action che documentano come i forni della Scarlino Energia non fossero a norma dal 2005 e dunque non distruggessero le diossine.
Il testo della mozione non fa sconti: ricorda che Fratoni aveva affermato che i due documenti erano stati considerati e afferma che «quanto riferito dall’assessore Fratoni è smentito dai seguenti fatti verificabili» ovvero che per la relazione del Cnr-Irc «non c’è stata alcuna valutazione autonoma» da parte della Regione.
Quanto alla relazione dei Ctu Fratoni aveva detto che essi avrebbero previsto la verifica dell’osservanza della norma solo in fase di esercizio dell’impianto. La mozione riconosce che questa frase dei Ctu è stata estrapolata dal contesto e che, al contrario, anche i Ctu affermano che gli impianti non sono a norma.
Anche il Pd contrario a nuove autorizzazioni
Sul no categorico alle nuove autorizzazioni chiesto dalla mozione interviene, condividendolo, anche il capogruppo Pd in Regione Leonardo Marras.
«Il Consiglio di Stato è stato chiaro – dice Marras nell’intervento – L’ente è tenuto a portare in fondo il procedimento, che non deve in modo inequivocabile aggirare la sentenza».
I dipendenti
Il secondo punto della mozione riguarda i dipendenti della società Scarlino Energia, che secondo il documento potrebbe essere riassorbita attraverso un’economia circolare.
La direzione è quella «di convocare un tavolo concertativo con i sindacati e con l’Ato Toscana Sud – si legge ancora nella mozione – al fine di programmare la realizzazione di impianti a supporto del recupero di materiali dalla raccolta differenziata». —
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