Il Tirreno

Grosseto

solidarietÀ 

Un albero ad Amatrice Il dono della Cgil al paese ferito

G.S.

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follonica. Il 24 agosto 2016 alle 3,36 un boato assordante annunciava la prima delle scosse che avrebbero portato morte e distruzione ad Amatrice. Oggi, a quasi tre anni di distanza, la Cgil di Follonica non ha dimenticato quei tragici momenti ed è andata a toccare con mano quali sono le condizioni odierne tra quei paesi di montagna (nella foto, un’immagine scattata da Giancarlo Grassi).

Lo ha fatto portando con sé un dono simbolico ma molto bello: un albero da piantare in segno di rinascita. «La nostra segretaria, Gabriella Crestini, ha contattato il segretario generale dello Spi-Cgil della Lega Rieti 1, Graziano Marcaccio per cercare di organizzare un incontro in quei luoghi – racconta la sezione follonichese – e la risposta è stata di immediata disponibilità». La delegazione è quindi partita sabato scorso con un pullman pieno alla volta di Rieti dove la Cgil di Follonica ha incontrato Marcaccio e Gianni Marchili, capo dipartimento organizzazione Spi-Cgil Rieti Roma Est Valle della Aniene, «due persone eccezionali – dicono – che ci hanno prima allietato con una breve ma interessantissima visita alla Rieti Sotterranea e poi ci hanno accompagnato ad Amatrice città simbolo della distruzione. Ricordiamo le immagini televisive ma vedere di persona, credeteci, è un vero pugno allo stomaco». E continuano: «Lassù abbiamo incontrato Rosalba Guerrini, segretaria compartimento Spi-Cgil della sede di Amatrice, testimone diretta di chi ha perso tutto quello che aveva ma che emana il carattere e la forza tipica di chi è abituato da sempre a rimboccarsi le maniche. Stanno piano piano ripartendo – dicono – ricostruendo l’economia del paese e tutte le persone in visita hanno portato il loro piccolo contributo anche solo pranzando in uno dei ristoranti o comperando qualche prodotto tipico nei negozi riaperti». Follonica ha voluto donare un albero: un piccolo contributo della sezione «che servirà – dicono – forse solo ad abbellire la natura delle loro rinata sede prefabbricata donata dalla regione Lombardia, ma è simbolo di vicinanza ed amicizia. In quella piccola casetta di legno i nostri nuovi amici continueranno in quell’impegno sociale che ci accomuna». E concludono: «Poi è arrivato il momento dei saluti ed è stata dura, nessuno ha potuto nascondere la commozione tra gli abbracci ed i baci. Siamo ripartiti verso casa ma non ci lasciamo alle spalle questa esperienza, parleremo ed inviteremo gli altri a fare altrettanto, anche verso gli altri paesi colpiti dal sisma, perché c’è tanto bisogno di vicinanza». — G.S.

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