Il Tirreno

Grosseto

tribunale 

Sparo con la carabina, assolto dall’accusa di lesioni

P.S.

Il giudice non ha accolto la richiesta di condanna del pm a 9 mesi. Secondo la difesa le testimonianze nel processo  non sono state concordanti 

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GROSSETO. È stato assolto per non aver commesso il fatto Stefano Rizzi, 62 anni, accusato di aver sparato un pallino di piombo con una carabina di aria compressa e di aver colpito alla testa (ferite giudicate guaribili in 7 giorni) un giovane amico del figlio, oggi 21enne, Niko, che all’epoca dei fatti di anni ne aveva 13 e che si è costituito nel procedimento penale come parte civile, assistito dall’avvocato Thomas Vignoli. L’episodio contestato dalla Procura era avvenuto in un podere delle campagne di Gavorrano, il 20 novembre 2011 e quel giorno era stata organizzata una festa di compleanno, cui partecipavano anche i ragazzi.

Così ha deciso il giudice Marco Bilisari, che si è riservato di depositare le motivazioni della sentenza letta ieri mattina entro trenta giorni. Il giudice, prima di ritirarsi in camera di consiglio per la decisione, ha ascoltato lo stesso imputato, che ha scelto di parlare per dare la sua versione dei fatti. Poi è stata la volta della viceprocuratrice onoraria Fidelia Dompetrini: il pubblico ministero si è detta convinta della colpevolezza di Rizzi, ritenendo convergenti le prove emerse nei suoi confronti nel corso del dibattimento (sono stati ascoltati vari testimoni, dalla vittima agli amici, compresa anche la sorella dell’imputato), e ha sollecitato in conclusione una condanna a 9 mesi. Di tutt’altro avviso è stato il difensore dell’imputato, l’avvocato Mauro Ricci, che ha tra l’altro messo in evidenza il fatto che le testimonianze rese di fronte al giudice non sono affatto concordanti sull’esatta dinamica dei fatti avvenuti quel giorno.

Niko era stato chiaro, quando aveva deposto raccontando la sua versione su quel giorno, nell’udienza che si era tenuta nel febbraio scorso: «Sì, avevamo sparato contro i gatti ma senza colpirli, non avevamo i pallini. Poi lui prese il fucile e ci disse “Ora ve lo faccio provare io quello che avete fatto al gatto”. E sparò contro di noi». La sorella di Rizzi, sentita in un’altra udienza, a marzo aveva tra l’altro invece negato che suo fratello possedesse una carabina ad aria compressa. —

P.S.

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di Redazione web