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Rubano opere d’arte del XV secolo dopo aver disattivato il sistema d’allarme

Giulia Sili
Rubano opere d’arte del XV secolo dopo aver disattivato il sistema d’allarme

I ladri sono entrati nella chiesa di San Biagio: il parroco si è accorto del furto durante la celebrazione della messa

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Ad accorgersene è stato lo stesso don Enzo Mantiloni, da 23 anni parroco della bellissima chiesa di San Biagio di Caldana, nel Comune di Gavorrano: mentre stava celebrando la messa don Enzo ha posato lo sguardo sulle teche destinate ai tesori più preziosi della chiesa e ha notato qualcosa di strano. La messa è proseguita regolarmente ma, al termine della funzione, l’amara scoperta: all’interno delle teche non c’era più l’ostensorio in argento del 1800 e neanche la tavoletta lignea con la Madonna e il Bambino, risalente al 1400. Mancava poi il turibolo, ovvero l’incensiere, con la navicella in argento di scuola fiorentina del XVIII secolo e anche un porta cero in argento con tre catenelle pendenti. Tutti oggetti che per la diocesi non hanno solo un valore venale, ma soprattutto spirituale, e che testimoniando la storia della comunità cristiana di Caldana.

«Dopo la lettura del Vangelo mi sono girato verso i fedeli e ho visto che c’era qualcosa di diverso nelle teche: c’era un buco vuoto al posto della tavoletta che raffigura la Vergine; cosa che mi ha fatto subito insospettire molto – racconta don Enzo al Tirreno – ho finito di celebrare la messa e sono andato a controllare; purtroppo i miei sospetti erano legittimi: tutte le cose più preziose erano state rubate. Si tratta di quattro o cinque oggetti sacri per me di grande valore affettivo e spirituale».

Da una prima ricostruzione sembra che il furto sia avvenuto nella tarda mattinata di venerdì. Gli autori sono riusciti ad entrare in chiesa, disattivare l’allarme e prendere le chiavi delle teche che si trovano nella cappellina del Crocifisso. Una volta sottratto tutto quello che hanno ritenuto di maggior valore, lo hanno portato via senza lasciare traccia. Il parroco si è accorto di tutto il giorno successivo. Difficile capire con esattezza quando il furto sia stato effettivamente messo a segno, perché i ladri hanno agito con grande scaltrezza, senza fare alcun rumore e senza lasciare segni di effrazione.

«Hanno portato via le cose più preziose – continua don Enzo – quelle che noi esponevamo nella cappellina del Crocifisso. Hanno fatto tutto con molta attenzione». In ventitré anni mai un episodio simile: «Abbiamo l’allarme ma non pensavamo che potesse succedere una cosa come questa – continua don Enzo – negli anni si sono verificati piccoli furti, nulla di significativo, mai una cosa del genere ci lascia molto spiazzati».

I furti di opere d’arte hanno spesso un piano meticoloso e spesso alle spalle hanno intermediari che alimentano il mercato clandestino I criteri con cui vengono scelti i bersagli sono vari e riguardano naturalmente soprattutto il valore economico dell’opera, la sua richiesta nel mercato clandestino, il livello di protezione e l’occultabilità. Secondo alcuni esperti, in Europa questo tipo di furti e la relativa commercializzazione, sono spesso eseguiti da piccoli gruppi di malviventi che mantengono i contatti tra di loro, anche per agevolarsi in uno degli aspetti più difficili della loro attività, ovvero la rivendita delle opere rubate. Gli acquirenti finali sono talvolta all’oscuro della provenienza illecita, soprattutto quando si tratta di cimeli poco conosciuti, ma non mancano neanche casi di furti addirittura commissionati da collezionisti privati. I dati parlano chiaro: nel 2018 in Toscana i carabinieri del nucleo tutela del patrimonio culturale di Firenze hanno recuperato beni artistici per un milione e 300mila euro. Il bilancio è stato presentato a Firenze il 3 giugno scorso in occasione della riconsegna di preziose opere rubate a musei, archivi e chiese. —

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