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Beffa per più di cento insegnanti precari Dopo un corso dovranno fare il concorso

Giovanna Mezzana
Beffa per più di cento insegnanti precari Dopo un corso dovranno fare il concorso

Doccia fredda: il Pas, il percorso abilitante speciale, da solo non darà diritto a entrare nelle graduatorie per l’assunzione

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GROSSETO. Con la fine dell’anno scolastico arriva la beffa per gli insegnanti precari che – nonostante stiano in cattedra da almeno 36 mesi – non hanno l’abilitazione all’insegnamento: oltre al cosiddetto Pas – percorso abilitante speciale – che deve essere intrapreso in seno all’Università, è a pagamento, e si protrae per un anno, dovranno anche sostenere un concorso. È un fulmine a ciel sereno. Ad alzare il velo sulla novità che arriva da Roma ed è beffarda – le promesse elettorali erano altre – è orgoglioprecario.it, il comitato web di precari della scuola: «Dovranno purtroppo ricredersi gli insegnanti che si erano illusi che potesse bastare il Pas – osserva il coordinatore Stefano Rosini – per essere ammessi automaticamente nelle Gae (graduatorie a esaurimento, ndr) e essere assunti a tempo indeterminato».

la platea e i pas

Investimento (in tempo e soldi), obiettivo che si allontana, attesa: gli effetti della promessa sfumata si riverseranno su oltre un centinaio di insegnanti precari della provincia di Grosseto – secondo una stima di orgoglioprecario.it – di cui molti di sostegno; si parla cioè di tutti gli insegnati della “terza fascia”, con almeno 36 mesi di servizio e che, nonostante la lunga esperienza, non hanno ancora in tasca l’abilitazione. I percorsi abilitanti speciali (Pas) rappresentano un’opportunità per questi insegnanti precari che hanno almeno 36 mesi di servizio e che – nonostante lavorino nella scuola da anni – non sono riusciti a ottenere l’abilitazione all’insegnamento: rappresentano una chance per portarla a casa, mediante un percorso universitario che dura un anno e che costa all’incirca, secondo orgoglioprecario.it, 2. 500 euro. E fin qui nulla da eccepire.

«promesse sfumate»

Il problema è «che in campagna elettorale a questi insegnanti il Movimento Cinque Stelle, a partire da Luigi Di Maio, aveva promesso che il Pas avrebbe avuto valore abilitante e anche concorsuale»; e cioè: caro insegnante precario, concluso il Pas, sei (quasi) a posto perché esso ti dà il “pass” per entrare nelle Gae, anticamera dell’assunzione a tempo indeterminato. Oggi, rivela orgoglioprecario.it, si scopre invece un’altra realtà che arriva dal contenuto di un accordo di massima siglato tra il Miur e il sindacato: «Il Pas – spiega Rosini – sarà solo un requisito richiesto per partecipare al concorso e non darà diritto a entrare nelle Gae per essere assunti a tempo indeterminato». Gli insegnanti di terza fascia, dunque, dopo il corso universitario Pas (dopo dunque aver pagato 2. 500 euro e aver impiegato un altro anno della propria vita) dovranno sostenere (e superare) un concorso ordinario riservato (a chi ha appunto almeno 36 mesi di servizio).

la proposta

A questo punto è lecito chiedersi: «Ma vale la pena – domanda Rosini – fare un Pas costoso e impegnativo? Se il Pas sarà solo un requisito per partecipare al concorso e non darà diritto a entrare automaticamente nelle graduatorie a esaurimento, non sarebbe stato meglio far partecipare i precari storici a un concorso ordinario con il riconoscimento del servizio prestato, esentandoli così da un obolo gravoso come l’iscrizione a un Pas? C’è grande delusione per quei precari di terza fascia ai quali era stato promesso da chi ora è al governo che il percorso abilitante speciale sarebbe stata la via più sicura per giungere al ruolo. Anche a Grosseto – conclude Rosini – questi insegnanti restano in attesa di risposte concrete e non di facili promesse». –


 

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