La protesta
Il contributo (ignorato) dei musulmani alla nostra economia
Massimiliano Frascino riflette su pregiudizi, lavoro, ricchezza e nuovi scenari. E invita, dati alla mano, a fare due conti su debito e società
l’intervento
I duecento pachistani ospitati martedì mattina dalla Cgil per festeggiare la fine del Ramadan sono solo la punta dell’iceberg.
Nelle stesse ore altri seicento circa erano a celebrare “Eid al fitr mubarak” (letteralmente: la festa dell’interruzione) nel palazzetto dello sport di via Lago di Varano, e pochi di meno nella moschea nella zona di via Genova, punto di riferimento dei musulmani di etnia albanese.
Peccato che ci accorgiamo di loro solo episodicamente.
Eppure basterebbe guadarsi intorno con un po’ più di curiosità partecipe, invece che attraverso il monocolo deformante del pregiudizio.
Ad esempio il venerdì, nel primo pomeriggio, lungo via Aurelia nord è comune imbattersi in numerosi piccoli gruppi di fedeli che a piedi o in bicicletta tornano alla spicciolata verso il centro città, di ritorno dalla preghiera nella moschea di via Siria. A due passi dal ristorante Porca Vacca.
Ma i musulmani, che spesso riteniamo tali dall’abbigliamento, sono a loro volta solo una componente dell’arcipelago degli immigranti regolarmente insediati in Maremma. Dove lavorano e costituiscono oramai un pezzo strutturale della nostra economia. Nel cui contesto concorrono a creare e distribuire ricchezza.
In provincia di Grosseto, infatti, i cittadini non italiani residenti sono circa 22mila, corrispondenti al 10,51 per cento della popolazione. In alcuni istituti comprensivi – Massa Marittima, Montieri, Monterotondo, Civitella Paganico, sull’Amiata – non a caso gli studenti con cittadinanza non italiana sono quasi un terzo del totale.
Ben al di là degli slogan semplificatori sull’invasione, quindi, la realtà sta inesorabilmente prendendo il sopravvento anche nel grossetano. Dove, ancora solo per fare un esempio fra gli altri, le imprese con un titolare straniero iscritto alla Camera di commercio, sono 2.256 su quasi 30mila. L’8 per cento del totale, stando all’elaborazione effettuata nel 2017 dalla Simurg di Livorno sui dati del registro camerale delle imprese.
Grosseto è infatti uno dei 107 Comuni italiani con più di 500 imprese individuali che hanno un titolare straniero (Unioncamere-Movimprese).
Certo, i numeri continuano a non condizionare l’opinione generale. Ma prima o dopo la spunteranno. E allora sarà chiaro che quel che ha fatto lunedì mattina la Flai Cgil, ospitando duecento lavoratori pachistani che avevano semplicemente bisogno di uno spazio di socializzazione, era molto semplicemente l’unica strada giusta da percorrere. Per motivi etici così come economici.
In quel futuro prossimo, peraltro, sarà tempo perso spendere parole di recriminazione per chi non ha avuto la lungimiranza di fare tutto quel che avrebbe potuto per amalgamare pacificamente la mescolanza in cui ci troveremo immersi.
D’altra parte, pochi giorni fa, sul portale economico lavoce.info, il bocconiano Tito Boeri, già presidente dell’Inps, numeri alla mano, ha voluto ribadire il concetto che senza l’apporto degli stranieri la nostra economia arrancherebbe. Meglio, arrancherebbe molto di più di quanto già non faccia.
Riportando un grafico contenuto nel Documento di economia e finanza del governo Conte che esemplifica gli effetti dell’immigrazione sui conti pubblici.
Dei tre scenari del debito pubblico a cinquant’anni, solo quello con un incremento di un terzo dell’immigrazione rispetto ai livelli attuali, riesce a far diminuire l’indebitamento dell’Italia. Perché più persone arrivano, più aumenta il reddito nazionale, minore è il debito che grava sulle spalle di ognuno di noi. E se lo dice il governo del cambiamento, non c’è motivo di non crederci.
Già oggi, ad ogni modo, l’Inps si avvantaggia di un bel surplus contributivo: quasi 7 miliardi di euro di prestazioni sociali agli immigrati a fronte di contributi incamerati per circa 14 miliardi di euro.
Forse sarà il caso di cominciare a guardare con occhi diversi tutta quella gente multietnica che bazzica le nostre strade. A Grosseto come nel resto d’Italia. —
Massimiliano Frascino
Presidente associazione
Il Sole onlus
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