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Tra le 100 specie più invasive del mondo il bruco peloso attacca i nostri boschi

Fiora Bonelli
Tra le 100 specie più invasive del mondo il bruco peloso attacca i nostri boschi

La sua presenza è segnalata in parecchie zone, ma l’esperto frena gli allarmismi: «Rientra nei cicli dell’ecosistema»

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Il “bruco peloso” c’è, anche nel grossetano. Ma niente paura, la sua presenza non è eccezionale e rientra nei cicli naturali del nostro ecosistema.

Favorita da una stagione fuori dalle righe, è tornata, quest’anno, nei boschi soprattutto cespugliati e nei frutteti e nei boschi, la Lymantria dispar, un lepidottero inserito nell’elenco delle 100 specie invasive più dannose al mondo. Ed è dannosa davvero perché le larve sono fameliche defoliatrici e potrebbero essere in grado di distruggere vaste aree boscate se la sua “gradazione” a un certo punto non si interrompesse, come invece generalmente accade.

Segnalazioni della sua presenza sono arrivate agli uffici competenti della Regione Toscana da varie zone e diverse persone hanno notato la presenza di questo bruco che assomiglia molto a una processionaria, ma non è pericolosa come questa.

Focolai ve ne sono in molte zone, compresa quella del mancianese, dove i “bruchi pelosi” sono stati avvistati in gran quantità. Ma niente paura.

Gli esperti specificano che la presenza della Lymantria sta nello stesso ecosistema naturale, con un ciclo che si ripresenta ogni sei sette anni, con attacchi periodici che riguardano quasi sempre le stesse zone e si specifica che gli attacchi rientrano nell’arco di due anni, con reazioni positive delle piante attaccate. Cosa sia la Lymantria dispar e quali conseguenze provochi la sua presenza, lo abbiamo chiesto ad Augusto De Bellis, senese, esperto botanico, socio della Società Botanica Italiana, cultore e ricercatore di Botanica-floristica e entomologo di valore.

«La Lymantria dispar – spiega De Bellis – è un bruco che c’è sempre stato e fa parte del nostro ecosistema. È un bombice comune che fa il nido soprattutto sugli arbusti, per esempio il biancospino o la rosa canina, tanto per citarne un paio. Ma non solo. Praticamente le larve si cibano delle foglie e sarebbero in grado di distruggere un intero bosco se la loro presenza fosse massiva e poi non calasse. Ma abbiamo osservato da sempre che non è così».

I focolai - spiega ancora l’esperto botanico - si presentano ciclicamente ogni 6 – 7 anni, «ma entro un paio di anni tutto il sistema si ricompone. Infatti è noto che il livello della popolazione della Lymantria si mantiene, per periodi più o meno lunghi, in una fase di latenza, in equilibrio con la disponibilità alimentare. Periodicamente, a intervalli più o meno regolari, si manifestano le gradazioni, repentini cambiamenti della densità di popolazione rispetto alla fase di latenza. Ed ecco che, proprio in queste fasi, c’è una presenza più massiccia dei bruchi che si cibano delle foglie di arbusti e delle specie soprattutto quercine. Ma dopo due anni circa, le piante tornano a essere di nuovo in vigore e non si verificano gravi danni. Anche perché la Lymantria despar attacca prima di tutto le piante di pruno e dunque non vi è immediato danno economico, come accade, invece, per il cinipide del castagno che al contrario provoca danni ingentissimi».

Quando la Lymantria colpisce piante da frutto molto importanti dal punto di vista economico e piante ornamentali, spiega De Belis, «esistono metodi efficaci per contrastarne la presenza».

Come sia “fatta” la Lymantria nel dettaglio è presto detto.

De Bellis la descrive così: «Le larve sono pelose - spiega - di colore grigiastro con una tipica doppia fila di tubercoli dorsali di colore blu verso il capo e rossastro verso la parte posteriore del corpo; la loro lunghezza può arrivare al massimo a 70–80 mm. Verso luglio i bruchi diventano farfalle. Il bruco – specifica lo studioso – sebbene assomigli molto alla processoniaria, non è urticante come quella. Può provocare solo qualche leggera reazione allergica, ma non è pericolosa come la processonaria. Dunque le segnalazioni che in questo momento arrivano da varie parti della regione, rientrano nell’ordine naturale delle cose». I boschi sono sotto attacco, specie quelli del mancianese, ma a quanto pare la sua presenza - almeno per il momento - è tale da non suscitare allarme. —

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di Redazione web