Toscana
Un filo rosso da San Cerbone alle Marche riscoperto scartabellando antiche ricette
Gli studenti dell’Enogastronomico hanno ritrovato appunti di cucina dell’800 ripercorrendo la “migrazione” dei minatori
Due ricette di fine ’800, scoperte casualmente all’interno della biblioteca di Massa Marittima, hanno riportato alla luce la lingua, la storia e i gusti di cento anni fa. Due piccoli pezzetti di carta, vergati a mano con una calligrafia che solo lo studio della “bella scrittura” poteva rendere tanto elegante, hanno fatto scoprire un interno mondo ai ragazzi di 4E e 4F dell’istituto Enogastronomico di Massa Marittima. Il progetto è stato ideato dalla professoressa di lettere Lucia Meucci che da tempo conservava in un cassetto le due antiche ricette massetane.
Sono stati poi gli studenti, guidati dai loro insegnanti, a ricostruire passo dopo passo, in un percorso durato alcuni mesi, la storia che quei due fogli portavano con sé. Si tratta di un dolce tipico di questa zona della Toscana e di un vino molto particolare: i frati, le classiche ciambelle fritte, e il Visner, ovvero il vino di ciliegie visciole originario di Pergola, nelle Marche.
«Le ricette le avevo in casa da tanto tempo – racconta la professoressa Meucci – Si tratta di due testi manoscritti che mi erano stati regalati dall’allora direttore della biblioteca comunale, Maurizio Vivarelli». Lo studio del marchio riportato sulla carta di una delle due ricette ha portato alla datazione esatta: «Si tratta di una carta inglese piuttosto pregiata – dice la professoressa – è la carta Bath, fortunatamente tutta catalogata negli archivi Vaticani e che ha permesso di stabilire con certezza che la ricetta è stata scritta a fine’800». Una carta molto famosa e nota a Ippolito Nievo e a Giacomo Leopardi.
La prima ricetta, quella dei frati è senza dubbio locale: «Si tratta di un dolce tipico di queste zone – dice l’insegnante – Con i ragazzi abbiamo fatto un lavoro di linguistica sul testo e abbiamo riscoperto ingredienti misteriosi».
Gli studenti hanno così scoperto l’antico Giulebbe, una sorta di sciroppo di rose che veniva usato in sostituzione dello zucchero. «Sfruttando le conoscenze matematiche – continua Meucci – hanno poi trasformato in grammi tutte le misure che erano segnate in libbre e con gli insegnanti di cucina sono stati realizzati i frati seguendo la ricetta passo per passo».
Per il Visner è stato fatto un percorso diverso: il vino di visciole è tipico del piccolo paese di Pergola – in provincia di Pesaro e Urbino – il luogo dal quale nel corso del’900 sono arrivati numerosissimi minatori che a Massa Marittima hanno portato forza lavoro e conoscenze. La ricetta è quindi un effetto di questa migrazione e gli studenti, con lo scopo di studiare la storia più recente, hanno intervistato diversi anziani massetani originari delle Marche che hanno confermato che il Visner era un vino che avevano visto preparare in casa quando erano bambini. Una gita a Senigallia ha poi sortito l’effetto sperato: lì gli studenti hanno potuto acquistare una bottiglia di Visner, ancora in produzione, e lo hanno servito insieme ai loro frati cucinati a dovere. Il programma per il quale sono state investite tante energie ha entusiasmato gli studenti e la professoressa adesso Meucci pensa già ad un nuovo programma per i prossimi anni. Chissà poi se nella biblioteca Gaetano Badii si trovano ancora altre ricette da svelare... –
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