De Rita: «Qui la tradizione attira più della tecnologia»
GROSSETO. Il professor Giuseppe De Rita mancava da Grosseto dal 2003. Quell’anno presentò, nella sala contrattazioni della Camera di commercio, l’annuale rapporto Censis, declinato sulla Maremma. Si parlava di «mondo economico in trincea», di «territorio-recinto che deve aprirsi alle relazioni». Oggi cosa è cambiato? È la prima domanda che è stata posta al professore.
«Il turismo – esordisce De Rita – è oggi l’elemento più significativo anche in Maremma. Abbiamo assistito a un notevole sviluppo anche del settore agricolo. La Maremma è entrata nella filiera dell’agroalimentare e dell’enogastronomia, ma nel resto delle relazioni il territorio continua ad avere difficoltà. L’export è la via d’uscita. Il punto è capire dove sta il potenziale lavoro da compiere per accrescerlo». De Rita non crede che siamo sulla soglia di una quarta rivoluzione industriale. «Arrivo in Maremma e sinceramente non colgo una spinta al cambiamento in questa direzione. Penso invece che qui la tradizione abbia più presa della tecnologia. Il 4. 0 mi sembra ancora lontano. Senza vergognarci dobbiamo ammettere che altre, al momento, sono le priorità: per esempio il ricambio nelle imprese, una struttura manageriale meno chiusa. I giovani sono pochissimi e se ne vanno. La struttura delle aziende va ripensata, così come il concetto di famiglia, ormai ridotta a 2,1 elementi (due genitori e un decimo di figlio). Questo è un meccanismo che non crea sostituzione. Insomma, oggi c’è un recinto diverso rispetto a 16 anni fa; il recinto è una società che in parte si è chiusa, che non fa impresa nuova, che non fa figli».
De Rita suggerisce alla politica e ai corpi intermedi di non essere «esigenziali», di non confidare solo sugli investimenti pubblici. Ai corpi intermedi, sindacati, categorie, De Rita chiede un cambio di passo. «Siate meno rivendicativi e polemici, più dialettici. Fate impresa, investite, faticate, entrate in relazione, prendetevi la responsabilità di fare sistema, perché la società moderna è un ecosistema. Nei corpi intermedi spesso non colgo voglia di crescere. Oggi non serve più fare mediazione. Siate dappertutto e rasoterra».
Molto interessante, seppure di segno opposto, l’intervento di Gualtiero Fantoni dell’università di Pisa. «Ogni anno c’è una nuova rivoluzione tecnologica. C’è da capire se e quando certe novità sono utili oppure si tratta solo di marketing. Le imprese devono conoscere questo ambito per governare il cambiamento. Stesso ragionamento vale per le professionalità e i nuovi lavoratori 4. 0. Quando si parla di impresa 4. 0 si intende una riaggregazione di tecnologie già esistenti ed è un ragionamento che può essere applicato a qualsiasi tipo di impresa: dalle cave alle aziende agricole, dalla casa al cibo». Non solo imprese ipertecnologizzate, dunque, ma anche artigiani e piccole realtà, che potranno trarre grandi benefici dalla progettazione e applicazione di nuovi sistemi. —
G.B.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google