La manifestazione
«Mi ha minacciata con un coltello alla gola»
La testimonianza di una giovane marocchina contro il marito. «Dopo le nozze combinate in Africa, la violenza domestica»
«Mi insultava, mi offendeva, mi diceva “putt…”, mi aggrediva davanti a nostra figlia. Mi ha minacciata con un coltello alla gola: diceva che mi avrebbe ucciso».
A rendere la sua testimonianza nell’aula della Corte d’assise del tribunale di Grosseto, ieri mattina davanti al giudice Giovanni Puliatti e alla viceprocuratrice onoraria Fidelia Dompetrini, è stata una giovane marocchina oggi 30enne. Il procedimento penale a carico dell’ex marito, suo connazionale e imputato per maltrattamenti e stalking, ha visto ieri le prime testimonianze. La giovane – assistita dall’avvocato Alessandro Maria Lecci e che nella scorsa udienza si è costituita parte civile – in aula ha parlato per prima. È stata poi la volta del cognato, marito di una delle sorelle e che abita a Grosseto. A difendere l’imputato (ex marito della ragazza) l’avvocatessa Elena Pellegrini.
All’epoca minorenne, la bellissima Adila (nome di fantasia) ha raccontato d’essere andata in sposa ancora minorenne in Marocco con quest’uomo di 10 anni più adulto. «Matrimonio combinato dalle nostre famiglie, io avevo 17 anni...». La coppia si è poi trasferita a Grosseto dove la donna racconta d’aver subito atteggiamenti sempre più aggressivi da parte del marito, diventati un’autentica vessazione.
«Ho sofferto tantissimo – dice - Ho vissuto molti anni in Italia ma poi non ce l’ho più fatta a stare qua con lui: avevo paura, al punto che per colpa sua mi sono trasferita a Parigi. Vivo là con la bimba. Cerco di tornare serena. Anche la bimba ha sofferto». L’epoca dei presunti maltrattamenti domestici è lunga, parte nel 2014 e dura fino al luglio 2016 ma anche dopo – dal luglio 2016 fino al novembre dello stesso anno (dopo la separazione dei due) – lui non si sarebbe dato per vinto raggiungendola e continuando nei suoi gesti intimidatori: «minacce di morte, coltello in gola, offese pesanti di tutti i tipi. Anche davanti a nostra figlia piccola. Lui mi picchiava - è la versione di Adila - mi tirava addosso tutto quel che aveva in mano. Una volta mi scagliò nel collo una bottiglia di cocacola e mi stese a terra, presentai denuncia in Questura».
La giovane racconta di essere stata considerata dal marito una «sua proprietà; per questo lui non ha mai accettato che mi affrancassi da lui. Come fosse un padrone». A poco sarebbe valso fuggire a casa delle sorelle perché anche davanti a loro lui avrebbe continuato nei suoi gesti. Il cognato di lei - in aula - ieri ha confermato le accuse («le dava schiaffi, le tirò un cucchiaio davanti a me»). Alla fine la ragazza ha scelto la fuga. «Me ne sono andata a vivere a Parigi perché questo è un uomo pericoloso – conclude Adila - Per telefono ha continuato a dirmi “sei una putt.. una tr…” Non ha mai accettato che l’abbia lasciato».
L’ormai ex marito, come ha informato l’avvocatessa Pellegrini, ha presentato denuncia contro di lei per sottrazione di minore.
«La bimba - ha detto Adila - era stata affidata a me dal giudice marocchino», poi lui presentò ricorso in Italia al collegio civile e gli fu respinto. Il giudice ha fissato la nuova udienza a novembre per sentire le altre sorelle e la mamma di lei, e chiudere così l’istruttoria. —
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