Il Tirreno

Grosseto

la tavola rotonda 

Dalla Piccola Gerusalemme dialoghi per costruire pace

Francesca Ferri
Dalla Piccola Gerusalemme dialoghi per costruire pace

In un’Europa sempre meno monoculturale e in un Mediterraneo in conflitto da Pitigliano una riflessione per il futuro all’incontro organizzato dalla Diocesi

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La Piccola Gerusalemme incontra la Grande Gerusalemme e getta un ponte che lega le due sponde del Mediterraneo lastricato di cultura e dialogo tra i popoli.

Si è tenuta ieri a Pitigliano la tavola rotonda “Il patrimonio culturale ponte tra i popoli. Storia, cultura e tradizioni come strumenti privilegiati di dialogo e amicizia nel Mediterraneo”, organizzata dalla Diocesi di Pitigliano, Sovana e Orbetello nell’ambito della Giornata nazionale Aperti al Mab (musei, archivi e biblioteche ecclesiastiche) promossa dalla Cei.

Ospiti del vescovo Gianni Roncari nella sala Ildebrando del Palazzo Orsini, il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, monsignor Pierbattista Pizzaballa, amministratore apostolico del Patriarcato latino di Gerusalemme, il ministro plenipotenziario Enrico Granara del ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, il ministro consigliere Ariel Bercovich dell’ambasciata di Israele in Italia. In una sala affollatissima, con le autorità civili e militari e molti parroci della provincia, c’erano anche il sindaco Giovanni Gentili e il vescovo di Grosseto Rodolfo Cetoloni, tra gli altri. Ha diretto i lavori Enrico Molinaro, segretario generale della Rete italiana per il dialogo euromediterraneo, un pensatoio dove si esprimono idee della società civile sul Mediterraneo, fondata nel 2003-2004 e presente in ognuno dei 42 Paesi che vi si affacciano. Ne fanno parte università, istituti di ricerca Comuni e diocesi, tra le quali quella di Pitigliano, Sovane e Orbetello. Il Comune di Pitigliano ha espresso il desiderio di aderirvi. Alla conferenza hanno inoltre relazionato su storia, archeologia e architettura di Pitigliano e Gerusalemme i professori Yuval Baruch, dell’Israel Antiquities Autohority, Cecilia Luschi dell’università di Firenze e Angelo Biondi, storico e collaboratore dell’Archivio storico diocesano.

«La Terra Santa è un laboratorio interessante di riferimento, ora che si riaffacciano i fantasmi del passato», ha spiegato monsignor Pizzaballa. «In genere è vista come un laboratorio di conflitti ed è vero. Ma non ci sono solo quelli. È terra di una plurisecolare convivenza tra cristiani, musulmani ed ebrei, che possono diventare un modello per un’Europa sempre meno monoculturale». Pizzaballa ha sottolinea come anche le convivenze religiose che sembrano problematiche possano invece rivelarsi utili. «Quando tra cristiani non riuscivamo ad accordarci sul restauro della Basilica della Natività, abbiamo chiesto all’autorità palestinese islamica di intervenire». Qualcosa di simile è successo anche per il Santo Sepolcro, a testimoniare un tipo di rapporto tra fedi e culture diverse «che può essere un punto di riferimento per l’Europa del futuro, dove musulmani, cristiani ed ebrei dovranno trovare nuove forme di convivenza».

Ha citato La Pira il cardinale Bassetti, che ne fu allievo a Firenze, e ha ripercorso la nascita del progetto “Mediterraneo frontiera di pace”, l’incontro di riflessione e di spiritualità per la pace nel Mediterraneo nato da una sua intuizione che si svolgerà a Bari dal 19 al 23 febbraio 2020. Vi parteciperanno i vescovi dei Paesi affacciati sulle rive del Mediterraneo e, l’ultimo giorno, anche Papa Francesco.

Bassetti ha parlato di una situazione «tragica» nel Mediterraneo, tra la guerra civile in Libia, il conflitto in Siria, i profughi. Un problema, quest’ultimo, «che non possiamo risolvere solo noi in Europa occidentale», ha aggiunto, ma al quale «devono partecipare anche i vescovi della costa orientale» con la loro «visione sul problema che può completare la nostra». La pace nel Mediterraneo «non è un’utopia – ha aggiunto il presidente della Cei – ma la realtà che dobbiamo costruire. Ecco l’urgenza di dare una risposta come uomini di Chiesa».

E nel tracciato di questa via per la pace gli organizzatori dell’incontro pitiglianese hanno deciso per il prossimo anno di invitare alla conferenza anche esponenti di fede musulmana.

Dalla sua esperienza pluriennale di diplomatico, il ministro plenipotenziario Granara ha sottolineato il ruolo della cultura come «presupposto e finalità di ogni dialogo», e così Bercovich secondo cui «gli elementi culturali sono la chiave del confronto» e «Israele è un microcosmo che tiene in sé tante diversità».

Il sindaco Gentili, nel salutare gli ospiti, ha ricordato la grande tradizione di accoglienza di Pitigliano. Un tema che la Rete italiana per il dialogo euromediterraneo sta trasformando in azione concreta con la “Carta dei sindaci per l’accoglienza” che sarà lanciata a giorni, come ha annunciato Molinaro.

Al termine da tutti un ringraziamento a don Marco Monari della locale Diocesi, coordinatore dell’evento. —

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