Il Tirreno

Grosseto

tribunale 

«Voleva soffocarmi, per quattro volte mise le mani sul mio collo»

Pierluigi Sposato

Tra pause e singhiozzi il drammatico racconto di una donna Il suo ex, ai domiciliari, imputato anche di violenza sessuale

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Quando il ricordo dell’umiliazione subita la sovrasta, quando è la sua dignità di donna a essere calpestata, quando la violenza morale ha ancora un’intensità superiore a quella fisica, Carla (il nome è di fantasia) interrompe il racconto. Singhiozza, piange anche, beve a piccoli sorsi dalla bottiglia che il pm Anna Pensabene le allunga. Ma per il resto il racconto fila, dettagliato, esposto con una proprietà di linguaggio che colpisce.

Più di due ore per ricostruire il calvario, poi quando la vicenda tocca particolari delicati – la violenza sessuale – il presidente Adolfo Di Zenzo chiude le porte dell’aula. Lei, non ancora 35 anni, commessa, si è costituita parte civile contro quello che per qualche mese, l’anno scorso, era stato il suo fidanzato. Lei lo chiama solo per cognome, talvolta premettendo l’appellativo «signor». Lui, dieci anni più giovane, arrivato in aula dagli arresti domiciliari, preferisce guardare dritto davanti a sé. Lui è imputato, oltre che di violenza sessuale, anche di stalking, minacce e lesioni. Cinque-sei mesi di inferno. Di lei innamorata e di lui che la picchiava: geloso di storie passate ma anche ossessionato dal presente («io gli spiegavo che non avevo nessun altro, gli facevo vedere i messaggi sul telefono»), ogni volta pentito e ogni volta ripreso da lei, che era «attratta» e che faticava a distaccarsi. Non solo geloso. Anche violento. La donna racconta anche di quando lui le aveva messo le mani al collo: una, due, tre, quattro volte. Ai primi di luglio, dopo una scenata in un bar («fu una pressione breve ma forte»); a fine luglio nel negozio di lei («mi mise le mani sul collo per strozzarmi, si fermò perché rientrava mia madre»); a metà agosto, nella casa delle vacanze, sempre in provincia («io persi il senso dell’orientamento, non riuscivo più a parlare»); pochi giorni dopo, in camera da letto («cercò di soffocarmi, mi mise le mani in bocca, io sanguinavo»); ai primi di settembre, in casa di lei («mi spiaccicò contro il muro, mi prese per la gola»). Episodi ogni volta preceduti da offese, motivati dal nulla: «Mi spogliò e voleva che mi vergognassi di non indossare il reggiseno»; «Mi aveva chiamato un vecchio amico, ma lui pretese che io mettessi il viva voce»; «Voleva che io chiamassi un mio ex per confessargli che anni addietro avevo avuto una fantasia su un mio istruttore sportivo»; «Da chi vai a farti toccare al mare? mi chiese». E ogni volta per Carla è un macigno che la schiaccia dentro. E ogni volta Carla riparte.

Si ferma e singhiozza quando racconta di un episodio nell’auto nuova di lui, che l’aveva appena accusata di aver fatto sesso anni prima con un ragazzo di cui, casualmente, aveva fatto cenno una donna incontrata per strada: «Mi spaccò il naso dopo che, mentre mi difendevo scalciando, avevo rotto la leva del tergicristallo, voleva 150 euro, subito, cash. E ci fu anche la prima minaccia di morte: “ti butto nel fosso”. No, non andai al pronto soccorso: ma i segni erano evidenti, non bastarono trucco e occhiali a coprirli».

Ci andò invece il 5 settembre, il giorno del quarto tentativo di soffocamento, ma solo quando la madre e due donne l’avevano raggiunta al mare, dove si era rifugiata con un’amica, dove lui stesso era poi arrivato. «Io raccontai subito cosa era accaduto, fu attivato il codice rosa». Una pausa, una ripresa («lui chiese scusa, io volevo vedere se faceva effetto la psicoterapia che diceva di aver iniziato»), una nuova scenata di gelosia. Poi ai primi di ottobre la violenza sessuale. E poi le domande, quelle dei legali di parte civile Claudio Boccini (per la ragazza) e Fabiana De Vincenzo (per l’associazione Olympia de Gouges), quindi quelle del difensore dell’imputato, Alessandro Oneto. Sei ore. Nuova udienza fra un mese. —

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