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Un patto per combattere le discriminazioni di genere

Sara Landi
Un patto per combattere le discriminazioni di genere

Firmato in sala consiliare un protocollo d’intesa per contrastare le disparità di trattamento tra sessi  nel mondo del lavoro

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Combattere le discriminazioni di genere nel mondo del lavoro tramite la promozione di iniziative formative e attraverso lo scambio di informazioni tra l’Ispettorato territoriale del lavoro di Grosseto e l’ufficio della consigliera di parità della Provincia.

È questo lo scopo del protocollo d’intesa firmato ieri mattina nella sala consiliare di Palazzo Aldobrandeschi dalla direttrice dell’Ispettorato del lavoro di Grosseto Mariafrancesca Santoli e dalla consigliera di parità, l’avvocata Laura Parlanti.

L’iniziativa, sostenuta anche dalla commissione provinciale pari opportunità, rende possibile, da ora in poi, un coordinamento stretto tra le due istituzioni, così da diffondere sul territorio la coscienza dell’importanza che ha la tutela di lavoratori e lavoratrici dalle discriminazioni.

«Il fenomeno della discriminazione di genere nel mondo del lavoro purtroppo esiste ancora – dice il presidente della Provincia Antonfrancesco Vivarelli Colonna – Ricerche su questo tema, ad esempio, evidenziano, a parità di cariche e ruoli, la presenza di una disparità salariale tra lavoratori e lavoratrici. Con questo patto vogliamo contrastare proprio le discriminazioni di questo tipo». Tra i fenomeni da combattere, sottolineano Santoli e Parlanti, il più diffuso è sicuramente quello delle lavoratrici costrette a licenziarsi quando comunicano al proprio datore di aspettare un bambino.

Il protocollo, uno strumento agile e snello secondo le intenzioni dei due uffici che lo hanno sottoscritto, si tradurrà in prima battuta in uno scambio di informazioni. Sarà poi curata la formazione degli operatori affinché questi imparino a riconoscere le situazioni di disagio e a far emergere i casi di discriminazione.

Tornando al caso dei licenziamenti in gravidanza, l’operatore dovrà dunque essere in grado di riconoscere se la persona che decide di licenziarsi lo fa per libera scelta o perché costretta dalle pressioni del datore di lavoro. «E non dimentichiamo – aggiunge l’avvocata Laura Parlanti – che le discriminazioni possono anche verificarsi dopo la nascita del bambino quando, cioè, la donna torna al lavoro dopo la gravidanza e, spesso, si ritrova a subire vessazioni o un demansionamento proprio a causa del periodo di maternità appena trascorso».

Tramite il protocollo, inoltre, Ispettorato del lavoro e consigliera di parità si impegnano anche a segnalare eventuali casi di discriminazione, con l’obiettivo di favorire un intervento tempestivo da parte dell’Ispettorato del lavoro stesso, nella cui sede grossetana sarà identificato un referente al quale indirizzare le eventuali segnalazioni di discriminazioni di genere. —

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