Gioco
Regala il suo albergo a un’associazione: diventerà una casa di cura per disabili
L’hotel sorge a Castell’Azzara. La famiglia donatrice: «Abbiamo rinunciato a venderlo, per noi il ricavo più alto è morale»
CASTELL'AZZARA. I sogni non si vendono. Si donano. Proprio come l’albergo di Castell’Azzara (il suo nome è Zara) che lo scorso dicembre una famiglia di Firenze - tre sorelle e un fratello - ha deciso di regalare all’associazione “Gli amici di Elsa” perché vi realizzi un centro all’avanguardia di riabilitazione per disabili.
Un’occasione unica per poter mettere le gambe al desiderio di creare un polo riabilitativo per tutti quei ragazzi che con le loro famiglie sono costretti a girare mezzo mondo per avere cure d’ultima generazione e ottenere i risultati sperati. Per questi viaggi della speranza serve un grande dispendio di energie e di soldi. Ora (anzi dallo scorso dicembre) l’associazione che si occupa di disabilità da circa 11 anni sotto la presidenza di Manuela Bondielli possiede un albergo vero; e proprio lì le famiglie sperano di poter dare vita a una casa di cura. Una lunga catena di solidarietà ha dato i colori a un sogno che sembrava lontano anni luce; ma il proprietario di Terme di Sorano Luciano Calvani, che ha ospitato già alcune volte gratuitamente i ragazzi disabili e le famiglie, ha messo in contatto Manuela Bondielli con la proprietà dell’hotel Zara che poi l’ha donato all’associazione.
La Regione metterà dei fondi e già è in corso il progetto di ristrutturazione a cura dell’architetto Marco Formigoni.
È vero. «Da dicembre – spiega Manuela, la mamma di Elsa, la ragazza disabile che ha dato il nome all’associazione – possediamo un albergo a Castell’Azzara. Fui chiamata a Firenze dall’avvocatessa Roberta Meola, che con le due sorelle e il fratello era la proprietaria dell’albergo nel borgo maremmano. Mi parlò dell’intenzione di donarcelo per esaudire, sembra, un desiderio della madre che voleva che con quell’albergo si facesse qualcosa di utile per chi aveva bisogno. Ecco dunque che abbiamo una proprietà importante. Mi sono innamorata del posto, è una delizia. Ci faremo, ormai abbiamo deciso, un centro riabilitativo tutto nostro».
La famiglia Meola che ha donato l’albergo tiene a sottolineare che fondamentale è stato aver saputo lo scopo. Una volta conosciuta la finalità, è arrivato il gesto. «Fra una vendita che avremmo potuto fare e una donazione che abbiamo preferito, il premio migliore è stato quello morale - dice - A volte il ricavo più alto arriva dal piano sociale. Nostra mamma aveva espresso il desiderio di fare qualcosa per prodigarsi per gli altri. Ci ha colpito l’entusiasmo della presidente dell’associazione: la sua grande voglia di fare bene. Siamo felici di essere stati solidali e utili».
L’albergo ha comunque necessità di essere ristrutturato per diventare la casa tanto sognata e desiderata.
Lo spiega Reina, un’altra mamma dell’associazione: «Pensiamo – dice – a una struttura con alloggi per le famiglie dei ragazzi, aperto a tutti quelli che avranno bisogno. Siamo costretti a girare l’Europa in lungo e in largo per trovare le cure adatte che sosteniamo a nostre spese. Pensiamo a camere di diversa capienza, una quindicina, a un piano per la fisioterapia con macchinari di ultima generazione e un piano per l’accoglienza, la psicoterapia e la ristorazione. Certamente c’è bisogno dell’aiuto di tutti per trovare finanziamenti e per arrivare alla realizzazione di un progetto così impegnativo. Ma potremmo interrompere, se riusciremo a dare le gambe al nostro centro, la lunga trafila che ci porta spesso in Polonia o in Romania per curare i nostri figli e la frammentazione degli specialisti a cui ci rivolgiamo. Avremo un centro su cui fare affidamento e lo potremo mettere a disposizione di tutte le famiglie che ne avranno bisogno».
Anche Micaela, altra mamma di un bambino con una malattia genetica rara e che ha fatto viaggi in Europa dell’Est per poter rivedere suo figlio star seduto e parlare, crede alla possibilità di un centro di cura che interrompa questi viaggi pesanti e costosissimi: «Tutti insieme ce la faremo - dice carica di speranza - La nostra Manuela è una fucina di idee e voglia di farcela e ci dà aiuto, sostegno e carica. Siamo unite, desiderose di farcela. Cercheremo di trovare sostegni economici: sarà dura ma verrà fuori un capolavoro».
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