Il Tirreno

Grosseto

dopo la decisione della cassazione 

Cannabis light, stop per due negozi «Per noi il danno economico è enorme»

Claudia Guarino
Cannabis light, stop per due negozi «Per noi il danno economico è enorme»

I titolari di due growshop hanno scelto di chiudere temporaneamente i battenti. Imprenditori uniti per capire il da farsi

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Due negozi chiusi, almeno temporaneamente, la scelta di ritirare parte dei prodotti, almeno per adesso, e un intero settore che trema. Quello legato alla cannabis light è, in Maremma, un ambito in via di sviluppo, da tempo alla ricerca di una propria filiera.

Ma la decisione delle sezioni unite penali della Corte di cassazione, arrivata giovedì 30 maggio, ha gettato un’ombra lunga sul futuro della produzione e della commercializzazione. In realtà c’è chi dice che non è cambiato molto rispetto alla normativa già in vigore. Perché è vero che, secondo la cassazione, è reato «la commercializzazione di foglie, infiorescenze, olio e resina ottenuti dalla coltivazione della cannabis sativa L» ma, e questo è uno dei punti considerati centrali, «salvo che tali prodotti siano in concreto privi di efficacia drogante».

«La legge, dunque, in realtà con questa decisione non cambia - dice Federico Borselli, presidente di Maremma Canapa, una rete di otto imprese che ha dato vita a una filiera locale operante nel settore della cannabis light - Però è chiaro che siamo tutti preoccupati, perché il futuro è molto incerto. Aspettiamo che vengano rese note le motivazioni per la decisione della Cassazione, ma per adesso abbiamo deciso di rimettere in magazzino le infiorescenze. Siamo in regola, ma meglio fare un passo indietro e vedere come si sviluppa la questione».

Parallelamente, Maremma Canapa ha deciso di organizzare, insieme ad altre imprese, una sorta di tavolo permanente sulla questione, per capire come muoversi e cosa aspettarsi dall’immediato futuro. Tra gli aderenti c’è Canapa Street, un’altra impresa del territorio formata da coltivatori e venditori di prodotti a base di cannabis light.

«La paura è dovuta all’incertezza - dice Alberto Maffuccini, titolare dell’impresa- Noi siamo in regola e questo è un fatto che la decisione della Cassazione non cambia. Ma, d’altra parte, non sappiamo cosa aspettarci e quindi siamo preoccupati».

Di fronte a tutti questi punti interrogativi c’è chi ha deciso di fermarsi, almeno momentaneamente. È il caso di Alessandro Massini, titolare del negozio Flower Point, in via Cavour, a Grosseto. «Dopo la decisione della Cassazione ho deciso di chiudere - afferma - Riaprirò lunedì (domani ndr), ma nel frattempo sto togliendo dal negozio tutti i prodotti contenenti foglie, infiorescenze, olio o resina. Con la percentuale di thc (uno dei principi attivi della cannabis che è in grado di generare effetti psicotropi, se presente in una determinata quantità ndr) sono in regola, ma ho comunque paura di eventuali sequestri, quindi ho chiuso».

Stessa decisione è stata presa da Giorgia Moscati, titolare di Cannabis Store Amsterdam, negozio di corso Carducci, Grosseto, che ha «seguito le indicazioni impartite per un punto vendita, il nostro, che fa parte di un franchising - racconta Moscati - Ci hanno invitato a non vendere prodotti che abbiano a che fare con le infiorescenze. Per adesso siamo chiusi, fino a quando non so dirlo».

Se gli imprenditori chiudono o si uniscono per cercare di capire il da farsi, ci sono le difficoltà di quanti vendono all’ingrosso, rifornendo, tra le altre cose, anche alcuni punti vendita del territorio. È il caso di Claudio Lombrichi, uno dei titolari di Maremma’s Weed, rete di aziende agricole a Marsiliana. «Tanti negozi sono andati in ferie, forzatamente, altri hanno smesso momentaneamente di fare rifornimento - racconta - E le nostre vendite sono calate.

Per noi è un danno economico enorme, anche perché abbiamo chiesto dei prestiti alle banche per avviare l’attività. Se le cose continuano così saremo costretti a chiudere». —



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