Il Tirreno

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la diatriba  

Seam, bufera sul nuovo cda, Confesercenti contro Ascom

Giovanna Mezzana
Seam, bufera sul nuovo cda, Confesercenti contro Ascom

Nel mirino entra la nomina dell’imprenditore Andreucci proposto dalla Provincia L’attacco: «Vivarelli Colonna ha chiesto consiglio solo a Confcommercio»

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È bufera sul nuovo consiglio di amministrazione di Seam, la società che gestisce l’aeroporto civile. Composto da tre membri, è stato rinnovato di recente. Due le conferme: Tommaso Francalanci – espressione dell’azionista di maggioranza, la Ilca srl che detiene il 35, 3% del capitale sociale di Seam ed è collegata alla società russa Aeon Infrastructure Group del magnate russo Roman Trotsenko – e Emanuela Fontana Antonelli, in rappresentanza di Federalberghi. Una la new entry: Sergio Andreucci, imprenditore e vicepresidente di Confcommercio, che prende il posto di Luigi Barone e che entra nel Cda su proposta della Provincia di Grosseto che dopo Ilca srl è il secondo azionista con il 25, 2%. Ed è su di lui – o meglio, sulle modalità con cui si è giunti alla sua candidatura – che si accendono le polemiche. «Ci chiediamo perché per decidere le nomine di Seam – interviene Amedeo Vasellini vicepresidente di Confesercenti – il presidente della Provincia Antonfrancesco Vivarelli Colonna abbia scelto di chiedere consiglio a una sola associazione di categoria, ignorando di fatto le altre. Questo ci stupisce e ci lascia perplessi».

Il retroscena
Il nome di Andreucci è stato fatto da Confcommercio: «Vivarelli Colonna mi ha chiamato – conferma la presidente di Ascom Carla Palmieri – e mi ha detto: “Nel Cda di Seam ci deve stare una persona che sa di cosa si parla”. Io gli ho proposto Andreucci, ho mandato il curriculum di lui e stop: sapevo che aveva una rosa di nomi».

Le astensioni
Si arriva all’assemblea degli azionisti di Seam – il 21 maggio – alla votazione del bilancio e alle proposte per il rinnovo del Cda. La triade è: Francalanci, Fontana Antonelli e Andreucci, che andranno effettivamente a comporre il nuovo Cda. Ma, all’atto delle votazioni, alcuni soci – sulla triade –si astengono, pur per ragioni diverse. Si astengono: Palmieri, Vasellini, Pierpaolo Carpenetti, direttore di Federalberghi, Riccardo Breda, presidente della Camera di Commercio della Maremma e del Tirreno. Ci sono i primi mormorii, Palmieri rende nota alla stampa la “consultazione” di Vivarelli Colonna, quindi c’è la reazione di Confesercenti.

E nel 2016?
«Non capisco la polemica – replica Palmieri – Nel 2016, quando si arrivò al rinnovo del Cda di Seam (le cariche durano un triennio, ndr) l’allora presidente della provincia Emilio Bonifazi fece ciò che ha fatto oggi Vivarelli Colonna: propose una triade (Francalanci, Fontana Antonelli, Barone) e quella fu. Noi allora non fummo interpellati da Bonifazi, ma non ne facemmo una tragedia. Mi chiedo: Bonifazi allora si consultò con Confesercenti? Quando tutti avranno le mani libere potranno parlare. La politica è questa». Poi aggiunge: «Io guardo le competenze, se una persona le ha – sottolinea – a me va bene, non guardo la scuderia di appartenenza».

L’affondo
«Io mi sono astenuta – spiega Palmieri – perché Andreucci è il mio vicepresidente: è stata una questione di opportunità. Trovo piuttosto imbarazzante l’uscita di Breda che ha motivato la sua astensione sostenendo che è mancato il confronto. Nel 2016, con la triade di Bonifazi, ricordo che Breda dichiarò di essere soddisfatto perché con la nomina di Fontana Antonelli, che faceva anche parte del consiglio dell’ente camerale, la Camera di Commercio aveva una rappresentanza in Seam. Ebbene, Fontana Antonelli non fa più parte del consiglio dell’ente camerale, di cui oggi invece fa parte Andreucci: per Fontana Antonelli Breda nel 2016 era soddisfatto e per Andreucci oggi non lo è? ».

La replica
Interpellato dal Tirreno, Breda motiva la sua astensione sulla triade. «Avevo ricevuto il bilancio di Seam e l’ho votato – afferma il presidente della Camera di Commercio, che di Seam detiene il 5, 4% del capitale sociale – Sulle nomine non ero stato interpellato e dunque mi sono astenuto. Non è un giudizio di merito sui componenti del Cda: piuttosto, se il percorso fosse stato più condiviso, forse non ci sarebbero state le astensioni. Per il resto, è una diatriba tra Confcommercio e Confesercenti nella quale non entro». E se nel 2016 Breda disse sì alla triade di Bonifazi fu perché, a differenza di oggi, «ci fu – dice – condivisione». La polemica si chiude così? Vedremo. –


 

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