Attenzione
«Maltrattamenti e stalking» Una donna racconta l’incubo
Quarantenne in aula tra le lacrime: «Minacciava di diffondere mie foto private, non permetteva che io vedessi i miei amici, mi mandò 425 messaggi vocali»
Prima i maltrattamenti tra le mura di casa, quando i due (per sei mesi) avevano convissuto. Poi, finita la relazione per volontà di lei, i maltrattamenti erano diventati stalking: 425 messaggi per lo più vocali, per lo più oggetto di imputazione, con offese. E con la minaccia di stampare e distribuire le foto di lei in atteggiamento intimo, a seno nudo.
Sono queste le accuse di cui deve rispondere un uomo di 55 anni, sotto processo dopo la querela presentata dalla ex fidanzata, una donna di 40 anni, adesso trasferitasi in provincia di Pistoia dalla famiglia. Lui - pluripregiudicato e che un anno fa aveva ricevuto un divieto di avvicinamento - non si è presentato davanti al giudice Marco Bilisari che ha invece ascoltato la lunga testimonianza della donna, costituitasi parte civile con l’avvocato Amelia Vetrone: talvolta tra le lacrime, con alcune pause per il groppo in gola, la donna ha ripercorso le tappe del suo calvario, iniziato nell’aprile 2017. «Si arrabbiava anche solo se la bottiglia era davanti al televisore. Mi diceva che ero una tr..., non potevo invitare gli amici a prendere un caffè, non potevo cucinare pasti se non quelli graditi a lui». Veniva sul posto di lavoro, ha aggiunto rispondendo alla viceprocuratrice onoraria Fidelia Dompetrini, «e io talvolta lì piangevo». Ci racconti del parrucchiere... «Lì successe la guerra, perché non gli avevo chiesto il permesso di andarci e perché avevo impiegato troppo tempo». Danni alle suppellettili di casa, porte rotte.
A fine ottobre 2017 i genitori erano venuti a prenderla per portarla con loro: «La mattina presto, in modo che lui non ci fosse». E poi? «Lui chiamava e si diceva dispiaciuto. Un giorno venne da Grosseto a portarmi le ultime mie cose. Voleva uscire da solo con me: io rifiutai, le amiche mi avevano consigliato così. E da lì iniziò il martirio: «Venti, quaranta chiamate al giorno. Io gli dicevo che non sarei tornata, lui rispondeva che si sarebbe ammazzato. E poi offese». Messaggi? «Sì, vocali perché io non rispondevo più per scritto». E cosa diceva? «Anche che avrebbe pubblicato delle mie foto a seno nudo». E ancora: «Lanciava contro casa mia i miei regali. Telefonava al centralino della catena in cui lavoravo chiedendo se c’era una con il mio nome, è venuto anche al negozio». Ci fu un’aggressione? «Stava scavalcando la recinzione di casa, fu fermato da mio padre, chiamammo i carabinieri».
Come fu il periodo trascorso dai genitori? «Due mesi barricata in casa, uscivo soltanto per andare dalla psicoterapeuta. Avevo attacchi di panico. Mi aveva demolito come persona e come donna», ha detto prima di interrompersi piangendo. Voleva denaro? «Sì, chiedeva dai 200 ai 300 euro. Diceva: “se entro mezzogiorno di domani non li ho, vi faccio fuori tutti”». Altre conseguenze per lei? «Ho cambiato le impostazioni di Whatsapp, non l’ho bloccato perché avendo presentato querela occorreva vedere quanti messaggi avrebbe mandato. Poi ho cambiato numero di telefono».
In aula anche il maresciallo dei carabinieri che aveva ascoltato i 425 messaggi vocali, poi trasferiti su un cd, quello che era intervenuto per lo scavalcamento della recinzione e anche i genitori della donna. Prossima udienza fra un mese. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google