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Assalto a San Martino sul Fiora 30 pecore uccise dai predatori
manciano. Strage di pecore a San Martino sul Fiora, dove di recente sarebbe stato avvistato un branco di 12 predatori. L’assalto c’è stato nell’azienda di Domenico Serra e di sua moglie Cinzia Felici, a Poggio a Rocco, la notte fra sabato e domenica.
Si è trattato di uno di quegli attacchi «che mettono in ginocchio un’azienda – dice Serra – I predatori mi hanno sterminato il piccolo gruppo di pecore tutte giovani, al pascolo, alcune avevano appena partorito, altre erano in procinto di farlo. All’alba, ne ho trovate 10 uccise e divorate, altre 10 vive ma che i veterinari dovranno abbattere; e poi ci sono quelle che devo rintracciare nei cespugli. È un lavoro che resta da finire, sta piovendo a dirotto e cercare carcasse diventa insostenibile».
Indicativamente potrebbero essere una trentina le pecore uccise. L’allevatore le aveva lasciate al pascolo, sorvegliate dai cani da guardiania, che non sono bastati come deterrente. «Qui attorno – dice Serra – c’è un branco di 12 predatori. I cani non ce la possono fare: quando sono arrivato al capannone ho visto infatti che i cani erano qui invece di essere nel prato con le pecore. E al capannone c’era anche una pecora del gregge attaccato: ho subito capito cosa era successo, ma non mi aspettavo una carneficina simile, la più pesante subita da quando sono qui a San Martino. Nel 2017 furono 15 i capi predati in un solo attacco; negli ultimi due anni le predazioni sono state di una o due pecore per volta: è sempre un danno, ma si sopporta; 20, 30 pecore massacrate invece è una strage che ti manda fuori di testa».
Serra è uno degli allevatori irriducibili che non vuole mollare: «Ci ho creduto in questo mestiere – dice – e adesso bisogna arrenderci? Oltre ai cani, alle reti e alla continua una sorveglianza noi pastori non possiamo fare altro. È la politica che deve trovare una soluzione. E che deve considerare il costo dei cani e il prezzo del latte a 80 centesimi; fra l’altro io non posso tenere decine di cani: l’azienda è sulla strada provinciale, vicino alla via Clodia e nella zona ci sono ville abitate, c’è gente che va in biciclette e che passeggia. È la politica che deve mettere le mani in questa faccenda».
Due anni fa, dopo l’ultima predazione, Serra aveva lanciato una provocazione: aveva messo a disposizione la sua azienda per costruirvi una centrale geotermica. «Adesso non ho più la forza nemmeno per fare ironia – dice – e credo che andrò a parlare con un avvocato. Mi sento preso in giro anche dai progetti che vengono fatti sul lupo. Continuano a contarli. Ma che contano? Vengano a contare le nostre pecore, piuttosto, che sono animali in via di estinzione».
Intanto, alla notizia dell’attacco a San Martino sul Fiora, il comitato Pastori d’Italia di cui Serra fa parte, non esclude di organizzare una grande manifestazione: «Tutto questo è diventato disumano e occorre una grande manifestazione» dice la presidente Mirella Pastorelli. –
Fiora Bonelli
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