Il Tirreno

Grosseto

legalità 

Per un giorno gli studenti diventano giudici e imputati

Pierluigi Sposato
Per un giorno gli studenti diventano giudici e imputati

Gli iscritti al Fossombroni  hanno messo in scena  al teatro Moderno un processo (già realmente celebrato) per vendita di alcol a minori

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Tutto vero, anche se siamo a teatro. Tutto come era andato nell’aula di giustizia: particolari, toghe, procedura e terminologia compresi. Tutto come da verdetto finale, azzeccato da molti degli studenti presenti in platea, anche se la maggioranza aveva votato per la condanna di entrambi gli imputati. Ha centrato l’obiettivo la rappresentazione di un procedimento penale svoltosi realmente, e conclusosi l’anno scorso, messa in scena al Moderno in occasione della Giornata della legalità. Anche perché si è parlato di un tema vicino ai ragazzi: l’abuso di alcol. Una sedicenne finita una sera d’estate in coma etilico in un centro della nostra provincia (chiamato convenzionalmente “Porto Maremma”), con il titolare del bar Gioioso e il barista di un altro locale (bar Tracollo) sotto processo per la somministrazione a minori degli shottini di sambuca. Studenti i “giurati”, studenti gli “attori”: sotto la guida della prof giudice Monica (con la cancelliera Emma), sono stati processati Tommaso (presente, si è fatto anche interrogare) e Daniele (assente), assistiti rispettivamente dagli avvocati Roberta e Benedetta, con Eleonora nel ruolo di pm. Due classi del Fossombroni che hanno studiato il “copione” ricavato dai verbali di udienza e che hanno fornito anche i testimoni. Grande attenzione e anche qualche momento di ilarità, come è naturale tra i ragazzi, specie quando sono state proiettate sullo schermo le 18 foto degli studenti utilizzate per il riconoscimento di chi aveva servito gli shottini; o come quando il microfono stentava a fare il suo lavoro. Poi la discussione, con le richieste di accusa e difesa (la parte civile, come nella realtà, si è ritirata) e la camera di consiglio del giudice monocratico. Quindi il giudice “vero” Giovanni Puliatti (che proprio al Moderno aveva guidato per un anno e mezzo il processo Concordia e che in Tribunale aveva celebrato nella realtà proprio questo processo) è uscito sul palco e ha proposto le quattro soluzioni possibili, tra condanne e assoluzioni totali e parziali, chiamando i ragazzi ad alzare la mano per pronunciarsi. Poi la lettura del dispositivo. Tommaso, il gestore, è stato condannato a 5 giorni convertiti in 1. 250 euro di ammenda, Daniele, il barista, è stato assolto. Il giudice ha spiegato i motivi della sentenza e ha ricordato che, nelle prove, i ragazzi avevano definito come “leggera” la pena inflitta: «È vero, ma qui non si è proceduto per lesioni – ha spiegato Puliatti – perché la parte civile, cioè i genitori della ragazza, si sono ritirati; è rimasta la sola contravvenzione».

La rappresentazione era stata preceduta in apertura da brevi interventi delle autorità salite sul palco, compresa la presidente della Corte di appello di Firenze Margherita Cassano. Ciascuno ha declinato la parola legalità secondo le proprie competenze e il proprio sentire. Poi il via agli altri appuntamenti della lunga giornata. –

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