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Gazebo a lutto: il leader dell’estrema destra ironizza sul volantino
Berardi (CasaPound) critica il gesto polemico di mercoledì «La prendiamo a ridere, vista la reazione della cittadinanza»
FOLLONICA. «Chiuso per lutto della democrazia, causa presenza del segretario di CasaPound»: era questo il messaggio apparso ieri sul gazebo del Pd in segno di protesta per l’evento di CasaPound che si stava svolgendo all’interno del casello idraulico di Follonica.
«Rimaniamo basiti, visto il clima di correttezza con cui si è svolta la campagna elettorale, della scelta del Partito democratico locale di chiudere polemicamente il gazebo informativo» dice Alessandro Berardi, candidato sindaco per CasaPound a Follonica che mercoledì ha festeggiato nello spazio comunale di fronte ad un pubblico di circa sessanta persone.
«Questi personaggi che fanno i paladini del pluralismo dispensano patenti abilitative per poter parlare agli elettori non perdono mai occasione per coprirsi di ridicolo – continua Berardi – segno evidente di una certa insicurezza».
«Per quanto ci riguarda ieri (mercoledì per chi legge, ndr) abbiamo avuto una grande giornata politica, abbiamo avuto il grande onore della visita del nostro segretario nazionale Simone Di Stefano e la conferenza a dispetto di chi aveva messo in città movimenti che alimentano l’odio nei nostri confronti è andata via liscia senza problemi di ordine pubblico». E Berardi continua: «Mi preme sottolineare lo sforzo delle forze dell’ordine ancora una volta chiamate a tutelare il nostro diritto a parlare. Per noi la politica è una cosa seria che può essere contraddetta con argomenti politici e idee, anche avverse ma espresse con schiettezza e serenità nel rispetto dell’avversario e non un vile teatrino meschinamente tirato avanti da manovali di partito che attaccano fogli mortuari e alzano il volume dei loro amplificatori in modo da disturbare la nostra presenza».
«Per quanto ci riguarda – conclude – come sempre la prendiamo a ridere vista la reazione della cittadinanza e i commenti sui social. Direi che politicamente per chi si proclama nostro nemico (status che noi non riconosciamo a nessuno) non è stata una grande mossa». –
G. S.
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