«Le auto mi impediscono di muovermi in carrozzina»
La rabbia di Emilio Ferro, scrittore disabile, costretto ogni giorno a un percorso a ostacoli. Ieri a causa di un suv posteggiato in via Marconi
Certe volte ci vogliono anche più di trenta minuti perché il marciapiedi si liberi e a Emilio Ferro, scrittore follonichese disabile, non resta che aspetta a bordo della sua carrozzina elettrica, avvertendo con rabbia l’indifferenza di colore che neanche pensano di arrecargli un danno.
Ieri mattina l’ennesimo episodio: la quotidiana uscita viene impedita da un suv parcheggiato in malo modo sullo scivolo di accesso al marciapiede, all’angolo tra via Marconi e piazza XXIV Maggio. Dall’altro lato della strada la proprietaria del mezzo sta facendo shopping, inconsapevole che lì fuori Emilio aspetta da interminabili minuti di poter passare. La macchina impedisce il passaggio sia dei pedoni che di qualsiasi altro mezzo su ruote, che sia un passeggino o la carrozzina dello scrittore.
E l’episodio si ripete molto spesso: «Passo di qui quotidianamente – racconta Emilio Ferro – e purtroppo spesso mi trovo ostacolato da macchine che parcheggiano dove non dovrebbero. I passaggi pedonali sono sempre occupati dalle macchine. Aspetto dieci, venti, anche trenta minuti, come oggi – dice – la gente non si rende neanche conto che io sono qui e non riesco a passare in nessun modo». Emilio ha molta pazienza: «Se c’è qualcuno a bordo del mezzo chiedo gentilmente di spostarsi – dice – ma certe volte resto fermo in attesa dell’arrivo del conducente. Mi è capitato anche di rivolgermi ai vigili urbani ma il più delle volte aspetto, come stamattina: spero che questo signore, o signora, non sia andato a dormire, altrimenti dormo qui anche io».
Emilio è nato a Tunisi da famiglia siciliana e ha vissuto a lungo in Liguria. Oggi vive a Follonica e per anni ha lavorato per la banca del gruppo Eni. Nel 2007, un anno dopo essersi trasferito nella città del Golfo, è stato colpito da un’emorragia cerebrale devastante, «ne sono uscito fuori dopo un’operazione di derivazione ventricolo peritoneale e lunghi anni di riabilitazione psico-fisica» racconta. La passione per la scrittura lo accompagna da sempre: «Grazie all’aiuto della riabilitazione cognitiva sono riuscito a recuperare la parte più preziosa della mia persona: cioè la scrittura. Ho sempre scritto poesie per diletto; alcune di esse sono anche state pubblicate in alcune antologie di poeti contemporanei, che sono state presentate, varie volte, al salone del libro di Torino». Il suo obiettivo, oggi, è quello di poter essere un punto di riferimento per le persone che, come lui, hanno dovuto superare un gravissimo infortunio. Emilio quotidianamente subisce e sopporta con stoicismo le piccole e le grandi difficoltà che si torva di fronte, la sua pazienza è tanta ma la speranza è quella di riuscire a sensibilizzare tutti quelli che, ad oggi, non si sono accorti di lui. —
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