Attenzione
«Spazi sociali per l’area ex Ilva le case operaie devono restare»
L’assessora dice la sua su un tema al centro della campagna elettorale «È necessario salvaguardare il significato originario di quella parte della città»
L’ex Ilva di Follonica, il nucleo originario della città contemporanea, è diventata uno degli argomenti più divisivi dell’attuale campagna elettorale. L’area è oggetto di studio e di progetti a lungo termine, ma le idee dei candidati, oggi, non potrebbero essere più divergenti.
Da una parte c’è la visione del centrodestra guidato da Massimo di Giacinto che vede come un’opportunità di sviluppo l’abbattimento delle mura magonali per dare respiro al centro cittadino. Dall’altra, invece, c’è la visione più conservativa del centrosinistra, che vede l’Ilva come un bene culturale da tutelare.
Il Tirreno ha chiesto all’assessora alla cultura Barbara Catalani, che di questo luogo si è interessata per cinque anni, qual è la sua visione per quell’area. «A dicembre abbiamo consegnato alla segreteria della Soprintendenza regionale il programma di valorizzazione – dice – si tratta di un documento molto complesso ed è l’unico che permette di acquisire i beni dal demanio. L’Ilva è stato un luogo di lavoro ma anche un luogo di vita quotidiana, di sperimentazione, di innovazione e di sviluppo. Quindi abbiamo pensato di declinare la sua natura traducendo il passato in un linguaggio contemporaneo».
Le idee riguardano le vecchie case degli operai dove potrebbe nascere l’housing sociale, ovvero l’edilizia abitativa sociale, ma anche piccoli studi professionali.
«Ripartiremo con spazi di aggregazione per i ragazzi – spiega l’assessora – il Madi, il centro giovani, sarà inaugurato a breve dentro al Magma. Poi l’ostello, con l’idea di un luogo di ricettività a servizio delle attività. C’è poi la volontà di puntare sul verde per quello che è stato pensato come un grande parco urbano».
Lo sguardo si posa sul progetto presentato dal centrodestra: «Che l’area dell’Ilva vada trattata è fuori discussione, ma non buttando giù quelle che erano le case degli operai e le mura storiche – spiega l’assessora – L’Ilva ha un valore indiscusso e davanti a tutto sta la salvaguardia del suo significato».
Dell’Ilva e del suo piazzale aveva parlato lo scrittore follonichese Alberto Prunetti in un articolo comparso su Repubblica il 29 luglio scorso: «Al turista la cosa che proprio non va giù, e che lo fa imbestialire anche in vacanza, è che nel piazzale polveroso non ci sia l’asfalto – aveva sostenuto, ironico – Ma il punto è che le maledizioni del turista non colgono il segno: asfaltare non si può e non si deve, che quel piazzale polveroso è un bene protetto dalla soprintendenza. Si tratta infatti di un esempio luminoso di archeologia industriale, un villaggio-fabbrica chiuso in un recinto perimetrale in muratura che fa dell’ex Ilva di Follonica una piccola Manchester, includendo nella iron town anche il quartiere di case operaie che escresceva come un’ernia dal fianco della fonderia». —
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