Il Tirreno

Grosseto

il comitato scrive alla prefetta 

Miasmi, i dubbi di Aria Pulita sulle centrali a biomasse

Alfredo Faetti
Miasmi, i dubbi di Aria Pulita sulle centrali a biomasse

Chiesta la verifica della corrispondenza tra progetti e impianti realizzati Barocci (Forum): «Ad Alberese sono aumentati i livelli di ozono nell’aria»

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GROSSETO. I cattivi odori arrivano in Prefettura. Non alle narici, ma – per scritto – alla scrivania di Cinzia Torraco, a cui si è rivolto il Comitato Grosseto Aria Pulita, cercando di mettere in risalto non solo il problema dei miasmi, ormai sollevato da decine di cittadini in varie zone della città, ma anche e soprattutto per dei controlli sulle centrali a biomasse che non ci sono né sembrano arrivare. Una cronistoria e una documentazione che il comitato ha messo nero su bianco e consegnato al rappresentante del governo sul territorio.

«Il problema che abbiamo posto è che i progetti sono diversi dagli impianti realizzati successivamente, che non hanno rispettato né i progetti stessi né le prescrizioni decise in fase di autorizzazione», sostiene Roberto Barocci del Forum Ambientalista. Lo dice Barocci, ma lo dicono anche altri esponenti del Comitato, medici di professione.

«Basta dire che a Grosseto l’aria è buona – continua il leader del Forum Ambientalista – Ci sono livelli di ozono peggio che a Firenze». Una tendenza testimoniata anche dalla centralina Arpat installata ad Alberese, che dal 2012 ad oggi (ossia da quando iniziato ad aprire gli impianti) ha visto aumentare in modo costante le percentuali di ozono nell’aria. Non c’è un chiaro collegamento causa-effetto, ammettono dal Comitato, ma numerosi indizi che dovrebbero spingere ad indagare sì. Invece i controlli non li vuole fare nessuno», dice Matteo Della Negra del Comitato, riferendosi a quelle discrepanze tra progetti e impianti effettivamente realizzati. Il percolato ad esempio, il liquido frutto del trattamento delle biomasse, stando ai progetti dovrebbe essere smaltito dagli impianti attraverso un sistema idraulico, che non c’è, spiegano dal comitato. Oppure non sarebbe rispettata la norma che impone l’obbligo di coprire i materiali in arrivo nelle centrali a biogas. «Restano scoperti per giorni o mesi», dicono dal Comitato.

Poi c’è il digestato, che consiste nel materiale che rimane dopo il trattamento delle biomasse. Un capitolo importante, perché questo è di competenza del Comune. «La legge dice che l’ente autorizzante è la Regione e ad essa competono i controlli sugli impianti – riprende Barocci – Ma la gestione del digestato è competenza del Comune». Il digestato infatti finisce sui terreni che rientrano nei confini comunali. «Il regolamento della Regione Toscana 46 r 2008, attribuisce al Comune la responsabilità sulla gestione agronomica dei terreni – dice Della Negra – Addirittura si legge che i gestori degli impianti devono fornire ogni anno documentazione e piani di utilizzazione agronomica al Suap (sportello unico attività produttive) del municipio». Gli ambientalisti hanno chiesto l’accesso agli atti per questa gestione dell’utilizzazione agronomica, ma i documenti forniti si fermano al 2013. «Perché non ci hanno voluto consegnare gli anni successivi o perché non neanche il Comune si è fatto consegnare la documentazione?». Ed è proprio per questa competenza, oltre che per l’atto approvato all’unanimità dal consiglio comunale, che secondo gli ambientalisti l’Asl ha inviato una lettera al sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna spingendolo a riattivare il tavolo. «Ma il sindaco ha risposto andando completamente fuori tema, dicendo che la competenza è della Regione – spiega Della Negra – Mentre l’Asl ha chiesto solo di riattivare il tavolo. Ed è quello che chiediamo anche noi». —

Alfredo Faetti

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