Sicurezza
Maremma maglia nera per tumori, infarti e consumo di farmaci
Dati choc nello studio del Sole24ore sulla qualità della salute. Grosseto al 97° posto sulle 107 province italiane.
GROSSETO. Un'aspettativa di vita che stenta a crescere, una pericolosa tendenza alla mortalità per infarto o per tumore tra le più accentuate d'Italia. Ma il picco massimo che arriva dalla Maremma consiste nel consumo di farmaci per asma e broncopneumopatia cronica ostruttiva. Problemi ai polmoni e all'apparato respiratorio insomma non mancano. È il ritratto poco lusinghiero della provincia di Grosseto, dipinto dalla ricerca condotta dal Sole 24 Ore che ha stilato un proprio Indice della Salute delle 107 province italiane. Una classifica generale in cui la Maremma ristagna nei bassifondi, al 97° posto, che segna uno stato di salute quasi pessimo dei suoi residenti.
Il report del quotidiano di Confindustria è il risultato della media dei punteggi ottenuti dai diversi territori nei 12 indicatori presi in considerazione, che, a loro volta, incarnano tre aspetti della salute ritenuti fondamentali dal Sole: le performance demografiche registrate negli ultimi anni, i fenomeni socio-sanitari (come la mortalità annua per tumore e per infarto e il consumo di farmaci) e i livelli di accesso ai servizi sanitari (dall'emigrazione ospedaliera alla disponibilità di posti letto e di medici). Per performance demografiche s'intende ad esempio l'incremento della speranza di vita alla nascita. E cosa dicono gli indicatori riguardo la Maremma? Che sebbene il tasso di mortalità (standardizzato per 10mila abitanti) rientri nella media nazionale (Grosseto è al 48° posto), l'aspettativa di vita stenta a aumentare, visto che in classifica non supera l'80ª posizione.
Il quadro sanitario maremmano poco incoraggiante viene accentuato anche dall'89° posto per quel che riguarda la mortalità per tumore e dall'87° per la mortalità per infarto. I fenomeni socio-sanitari sono forse la nota più dolente. La salute malconcia dei grossetani emerge chiara dal consumo dei farmaci, in quanto la provincia è al 105° posto (prima solo di Napoli e Benevento) per il consumo di farmaci legati al sistema respiratorio, all'84° per il consumo di farmaci per diabete e al 59° per quelli per ipertensione. Le buone notizie arrivano dalla qualità dei medici, visto che la Maremma è al 13° posto per i medici di base e al 26° per i pediatri. Peggio invece la recettività ospedaliera, visto che Grosseto si ferma al 94° posto, così come l'emigrazione ospedaliera, intesa come i pazienti che preferiscono andare in altre province per i propri ricoveri: su questo indicatore, la Maremma è al 62° posto su 107.
Si tratta di numeri preoccupanti che l'Acli (associazioni cristiane lavoratori italiani) attribuisce allo stato sociale dei territori. «Osservando i dati forniti dalla ricerca - spiega il presidente regionale Giacomo Martelli - infatti notiamo che agli ultimi posti di questa classifica nazionale abbiamo tre realtà toscane (Grosseto, Livorno e Massa Carrara) che sono anche quelle che fanno registrare i tassi di disoccupazione più alti della Toscana. È evidente che quando non c'è crescita il conto lo paghiamo non solo in termini economici ma anche socio-sanitari». La stessa Acli aveva commissionato a Iref uno studio simile e i risultati sono stati gli stessi. «Questi numeri - conclude Martelli - fotografano meglio di qualsiasi parola che la prima preoccupazione della politica anche nella nostra Toscana deve essere la crescita e la creazione di posti di lavoro con interventi specifici e mirati sulla Costa, pensiamo solo alle opere pubbliche ferme da anni e anni, dove la situazione, già arretrata rispetto al centro della Toscana, sta peggiorando».
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