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Ancora pecore predate: «Non ne possiamo più»

Fiora Bonelli
Ancora pecore predate: «Non ne possiamo più»

Alle porte della città uccisi altri due capi di Beppe Catocci

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GROSSETO. Ancora due pecore uccise. L'azienda La Mota di Beppe Catocci, a due passi da Grosseto, continua ad essere massacrata dai predatori. Beppe e suo figlio i predatori li vedono, di giorno e di notte, ne seguono le tracce, cercano di allontanarli in tutti i modi possibili, ma non c'è nulla da fare. «Questa volta è toccato a me - dice Catocci - giorni fa è stata la volta del gregge di mio nipote e di quello di un vicino. A me hanno ucciso due pecore, delle quali non ho trovato le carcasse. Stavano pascolando a 15 metri da casa e il rischio che i predatori invadano l'ambiente domestico è diventato reale».Beppe Catocci, alla luce dei ripetuti attacchi, chiede a gran voce le catture. «Visto che nessuno vuole gli abbattimenti, considerati come un orrore solo perché nessuno vive i nostri drammi, che almeno catturino questi animali - dice - Come facciamo noi? Non basta guardare le pecore a vista, mettere luci e cannoncini durante la notte. Dovrò assumere un guardiano fisso, ma questo mi costerà molto» .

Catocci, insomma, crede che sia giunto il momento di risolvere in qualche modo il problema, una volta per tutte. «Io non ho paura a dire come stanno le cose. Invece coloro che potrebbero offrire soluzioni girano intorno al problema delle predazioni. Per loro l'unico sistema sono reti e cani. Non capisco perché ci si rifiuti di eliminarli. Forse c'è chi ha paura di perdere i soldi dei progetti che ruotano attorno al tema dei predatori. Il problema non è solo mio, ma riguarda anche chi gestisce i caseifici e chi vende agnelli. C'è un'intera filiera che vive sulle pecore. Noi pastori siamo solo il primo anello, il più fragile».E Catocci, a questo punto, si rivolge al sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna. «L'ho sempre chiamato - dice disperato Catocci - e non mi ha mai risposto. E pensare che lo conosco bene, perché anche lui è un allevatore. Quando era in campagna elettorale venne a trovarmi e mi fece diverse promesse. Giurò che si sarebbe impegnato per la nostra causa.

Così, evidentemente, non è stato. Almeno fino a ora. E pensare che la questione potrebbe essere risolta catturando i predatori. Mentre tavoli, progetti e incontri, fino ad ora, non hanno portato a niente. Nemmeno ai risarcimenti. A un certo punto si è portati a pensare che ci sia un piano ideato proprio per farci chiudere e per spingere i cittadini a comprare latte in polvere proveniente dall'estero. D'altra parte in Europa è stato autorizzato il formaggio fatto con questo tipo di latte. Se le cose non cambieranno saremo costretti ad abbandonare le nostre terre, lasciandole alle frane, al dissesto idrogeologico e alle sterpaglie. Diventeranno luoghi adatti ai lupi».

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