La protesta
Via le monete dalla casa dell’acqua Ex dipendente comunale condannato anche a risarcire l’amministrazione
GROSSETO. Chiuso con una condanna a 5 mesi e 300 euro di multa (più il risarcimento al Comune di Grosseto e 1.300 di spese) il processo nei confronti di Gaspare Aronica, 61 anni, accusato in qualità di dipendente comunale addetto alla manutenzione di aver rubato le monete dalla casetta dell’acqua di via Cimabue, in un arco di tempo di una decina di giorni del settembre 2016.
Il giudice Gian Marco De Vincenzi ha accolto, mitigandola in parte, la richiesta del viceprocuratore onorario Massimiliano Tozzi (6 mesi e 300 euro) e quello del legale della parte civile Comune di Grosseto (avvocato Alessia Carretta per Nicola Tamburro), demandando però al giudice civile la quantificazione del danno: in fase di costituzione, l’amministrazione aveva ritenuto che questo fosse di almeno 50mila euro. Il difensore Alessandro Antichi aveva sollecitato l’assoluzione o comunque il minimo della pena. Occorreranno ottanta giorni per conoscere le motivazioni.
La condanna è arrivata al termine del procedimento avviato con imputazione coatta ordinata dal gip. La Procura non aveva ritenuto sussistenti le aggravanti del furto e aveva chiesto l’archiviazione in mancanza della querela; il giudice aveva ravvisato invece l’aggravante dell’ipotesi dell’esposizione alla pubblica fede e aveva ordinato il processo dell’uomo. Nel settembre 2016 la polizia municipale aveva ricevuto, da parte del dirigente comunale addetto al Provveditorato, la denuncia per danneggiamenti delle casette dell’acqua. Poiché a Barbanella, al Parco Ombrone e al Velodromo ci sono le telecamere, il comando dei vigili aveva recuperato i filmati del periodo 16-25 settembre e in quei video era stato riconosciuto il dipendente: quasi ogni giorno, questi svuotava le cassette nelle quali i cittadini inseriscono le monete per acquistare “l’acqua del sindaco” e quasi sempre era accompagnato da una donna. Anche l’ufficio Lavori pubblici aveva inviato una denuncia.
Ed era poi partito il procedimento disciplinare nei confronti di Aronica, che a ottobre era stato poi ascoltato per discolparsi. Questi aveva respinto tutte le accuse. Aronica era stato licenziato senza preavviso, e il giudice del lavoro aveva confermato il provvedimento, dato che il suo comportamento era stato ritenuto sufficientemente provato dai filmati e tale anche da causare un danno di immagine all’Amministrazione comunale. —
P.S.
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