Sicurezza
Strage all’Erasmus «L’autista si addormentò ma non è imputabile»
Sui quotidiani spagnoli stralci del verbale della terza archiviazione: fu la fatica la causa dell’incidente, Santiago aveva rispettato le regole
Se le famiglie delle vittime credevano di aver raggiunto l’apice della rabbia dopo la terza archiviazione, gli stralci del verbale di prima istanza pubblicati da alcuni quotidiani spagnoli hanno fatto superato quella soglia. «La causa dell’incidente è stata la fatica della persona indagata che si è addormentata».
In altre parole, il tribunale di Amposta lo mette nero su bianco che l’autista dell’autobus che il 20 marzo 2016 si è schiantato lungo l’autostrada A7, facendo perdere la vita a tredici studentesse Erasmus, compresa la gavorranese Elena Maestrini, si è addormentato al volante. Solo che il giudice non ha trovato prove per dimostrare che l’uomo, Santiago RJ, oggi 64enne, abbia commesso un reato di imprudenza.
Lo stabilisce, continua il verbale del tribunale, il rapporto degli esperti incaricati dalla polizia, a firma dei Mossos d’Esquadra (la polizia), che ha dimostrato come l’autobus stesse viaggiando entro i limiti di velocità previsti per legge (ossia 100 chilometri orari), che l’autista non aveva consumato alcuna bevanda alcolica, non aveva usato telefoni cellulari alla guida e avrebbe anche dimostrato che l’uomo il giorno prima aveva rispettato il risposo obbligatorio previsto per legge. Insomma, l’autista aveva seguito ogni sorta di norma di sua competenza legata alla sicurezza. Così il giudice ha ritenuto che non può essere attribuita al suo comportamento la gravità delle accuse come quelle in oggetto del procedimento in quanto il codice penale spagnolo non «prende in considerazione i fatti tipici, fatte salve le responsabilità civili».
Tanto riporta il verbale del tribunale, accentuando forse ancor di più il dolore delle famiglie delle vittime. La battaglia però non è ancora finita. Subito dopo la notizia della terza archiviazione, le famiglie delle vittime, compresa quella di Elena, hanno annunciato un nuovo ricorso: non al tribunale di Amposta, in quanto il caso tornerebbe nelle mani del solito giudice, ma alla Corte di Tarragona, paragonabile nel nostro ordinamento alla Corte d’appello. Una mossa che permette di spostare il procedimento in altre sedi e che seguirà anche il pubblico ministero spagnolo che segue le indagini su questa strage di studentesse.
Sarà forse quello l’ultimo spiraglio per le famiglie delle vittime, che vogliono ricostruire il dramma in seno a un processo così da stabilire eventuali responsabilità, non soltanto dell’autista, ma allargando il campo anche all’associazione che organizzò il viaggio low cost da Barcellona a Valencia, a cui parteciparono le ragazze senza sapere quale destino le stava attendendo. —
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