Sicurezza
«Dodici maremmani maltrattati dopo la chiusura dell’allevamento»
Coppia sotto accusa: venduta l’ultima pecora, i cani non sarebbero stati più accuditi finendo per attaccare il breton di un cacciatore
CAMPAGNATICO. I proprietari di una dozzina di cani da guardiania sono imputati di maltrattamenti davanti al giudice Giovanni Puliatti. Dodici pastori maremmani abruzzesi e un meticcio abbandonati a sé, secondo l’accusa, dopo che l’allevamento era stato di fatto chiuso, dopo che anche l’ultima delle 700 pecore era stata venduta da Sergio Bisdomini e la moglie Anna Bruzzese, che si erano trasferiti nel capoluogo per seguire una nuova attività.
Siamo a Puntolungo, una località del territorio di Campagnatico non lontano da Arcille, e l’accusa di maltrattamenti nei confronti della coppia (ricoveri non idonei, ambiente degradato, ciotole in condizioni igieniche pessime, mancanza di sorveglianza, scontri tra animali) era nata dalla denuncia presentata da un cacciatore, Giuliano Massai, grossetano. Questi è il proprietario di un breton che il 22 novembre 2017 venne attaccato da un branco di cani lungo il fosso Rio Cupo e, ferito, era fuggito. Impossibile rintracciarlo. Il 24 i carabinieri forestali cui Massai si era rivolto trovarono il cane, Roy, in fin di vita, nel fossato; l’animale venne portato dal veterinario e curato. Le indagini avevano indotto l’Arma a ritenere che i cani fossero quelli di Puntolungo: e i microchip avevano portato all’identificazione dei due proprietari.
Di tutto ciò ha parlato l’appuntato Leonardo Giorgetti, che aveva eseguito numerosi sopralluoghi con un collega dopo aver trovato il cane. «Quei pastori maremmani si erano inselvatichiti. Al podere erano abbandonati a sé, inizialmente anche denutriti. Dominavano la zona, avevano atteggiamenti minacciosi verso chi si avvicinava perché stava invadendo il loro territorio. Non c’erano recinzioni,c’è una strada nelle vicinanze, potevano essere un pericolo per un bambino o per chi passava in bici». Una prima cattura, poi pochi giorni fa una seconda. A suo tempo era stato avvertito il Comune, era intervenuto anche il servizio veterinario della Asl. «Adesso l’atteggiamento dei cani è cambiato, non sono più pericolosi; ora scodinzolano, una volta invece uno di loro aveva morso i pneumatici».
Il veterinario Adriano Argenio, che lavorava per la Asl, ha spiegato però che i cani non erano denutriti né aggressivi («ho saputo dell’episodio degli pneumatici ma io non c’ero») e che una femmina era tenuta alla catena: il giorno dopo fu liberata. L’ultimo suo sopralluogo nel gennaio 2018: «La situazione era migliorata dopo la segnalazione al Comune». Pericolosi? ha chiesto la viceprocuratrice onoraria Fidelia Dompetrini: «I cuccioli sarebbero potuti diventarlo, perché non c’era più un gregge, perché non hanno mai sentito la voce di un uomo». Cibo? «C’era. Una sacca di croccantini aperta e lasciata a disposizione». Ripari? «Sotto grandi capannoni aperti: ma sono cani di una razza abituata a stare all’aperto, non hanno una cuccia vera e propria».
Nella prossima udienza sarà sentito il veterinario di Massai, costituitosi parte civile con l’avvocato Luigi Sartini. Gli imputati sono difesi dall’avvocato Luca Montemaggi. — P.S.
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