Sicurezza
Partiti i cappuccini appello per fare attività in convento
arcidosso. I cattolici dei Cappuccini di Arcidosso intendono proseguire la loro attività decennale nonostante l’uscita dei frati dal convento di San Lorenzo. Ma questo sarà possibile solo se la popolazione diventerà attrice e protagonista di questo progetto e se la famiglia che gestirà il convento sarà d’accordo.
È notizia di ieri che il convento, ormai a corto di frati, sarà abitato a breve da una famiglia di Seggiano, Antonio Martino e la moglie Alessia, con i loro sei figlie e una ragazza che presto diventerà mamma, della Comunità Papa Giovanni XXIII, che qui avrà la sua casa famiglia.
«A noi interessa mantenere intatto lo spirito che finora ha animato i Cappuccini», spiega Tommaso Mirante, uno dei cattolici che da una quindicina di anni a questa parte ha partecipato alle iniziative legate al convento dei frati minori Cappuccini che hanno lasciato da poco la loro dimora. «Ci interessa mantenere in piedi i punti e i valori focali di questo luogo di aggregazione e le funzioni ad esso connesse. Occorre far partecipare la gente, confrontarsi per mettere in piedi eventi, dare una continuità al lavoro che in questi anni è stato fatto coi frati».
Mirante rammenta che ad esempio il campo da calcio per ragazzi, rimesso a posto grazie al lavoro e al contributo della popolazione, sarebbe bene continuasse a funzionare: «Ma questo sarà possibile solo se la gente parteciperà a progettare, fare, costruire. Noi cattolici in questi anni abbiamo allestito il presepe, organizzato eventi per le feste natalizie e pasquali e non solo. Vorremmo insomma che lo spirito aggregativo che ha finora caratterizzato questo posto non si perdesse e se mai si rafforzasse. Vorremmo almeno che messa e funzioni fossero garantite e continuassero a essere, come avvenuto finora, momento di scambio di idee e di azione. Con padre Lamberto che viene da Grosseto a dire la santa messa settimanale, siamo in rapporto stretto. Per qualche mese questo servizio e questo rapporto è assicurato. Poi non sappiamo cosa succederà».
Mirante fa presente che la famiglia che arriverà occuperà la parte interna del convento. E che resterà libera la parte conventuale dell’ex oratorio. «Quella parte la potremmo usare per gli eventi che abbiamo in animo di realizzare – dice – ma è indispensabile che la gente di qui partecipi e contribuisca. Ci dobbiamo confrontare, altrimenti non saremo in grado di fare nulla». La volontà della comunità cattolica locale pare essere condivisa dai nuovi gestori del convento. «Porte aperte alla cooperazione costruttiva senza preclusioni e chiusure – dice Antonio Martino – su questi temi abbiamo già parlato con il sindaco e il parroco. Ma è chiaro che le cose andranno viste di volta in volta e dei cambiamenti ci potranno essere. Noi non siamo frati, ma una famiglia. I valori a cui ci ispiriamo sono in ogni caso sicuri e certi: confronto, dialogo, condivisione». — F.B.
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