Gioco
Caso Di Gioia, testimoni in aula L’accusa si concentra sui soldi
Ieri in corte d’Assise l’udienza del processo che vede imputato il 51enne per omicidio preterintenzionale. Al centro mutui, gioco d’azzardo e finanziamenti
grosseto. Lo hanno visto giocare alle slot, qualche volta, scambiando dalle 50 alle 100 euro. I testimoni parlano di puntate effettuate, in media, un paio di volte alla settimana. Il processo a Giuseppe Di Gioia, imputato per omicidio preterintenzionale, è ripartito con l’esame dei testimoni che l’accusa ha chiamato a deporre. Gioco, lavoro e mutui: questi i temi al centro dell’udienza che si è svolta ieri di fronte ai giudici della corte d’Assise presieduti da Laura Di Girolamo. Ricomincia così, con la definizione della personalità dell’imputato e con la ricostruzione delle questioni finanziarie, un dibattimento che si era interrotto circa due settimane fa, dopo la testimonianza di Antonio Nocera, il compagno di cella di Di Gioia all’epoca dell’arresto. Nocera, tra le altre cose, ha detto che Di Gioia gli aveva raccontato di «dovere dei soldi a qualcuno. Mi disse che aveva qualche debituccio. Mi parlò dei problemi per il lavoro». Durante l’udienza di ieri il pubblico ministero Salvatore Ferraro ha scavato nelle questioni finanziarie legate alla vita di Di Gioia, per definire in che misura eventuali problemi di soldi o puntate dettate da un presunto vizio del gioco abbiano contribuito a causare ciò che avrebbe portato Giuseppe Di Gioia, per l’accusa, a compiere un omicidio preterintenzionale afferrando sua madre per il collo dopo una lite. Un fatto, questo, risalente al 2015, per il quale l’imputato si è sempre dichiarato estraneo e che la difesa, costituita dalle avvocate Sabrina Pollini e Alessia Ceraolo (l’avvocata di parte civile è invece Mara Renzetti), nega, sostenendo che sulla pelle dell’anziana donna non erano rimasti segni di alcun genere e, dunque, non sarebbe possibile parlare di strangolamento. Durante l’udienza di ieri il pm ha sentito i testimoni – titolari di attività munite di slot, datori di lavoro e agenti creditizi – sulle giocate di Di Gioia e sui finanziamenti aperti per mutui e acquisti. Dalle parole dei testimoni è emerso che Di Gioia avrebbe giocato alle slot in media un paio di volte alla settimana, scambiando dai cinquanta ai cento euro. È risultato, poi, che l’imputato, prima della morte della madre, avrebbe chiesto dei finanziamenti e avrebbe acceso alcuni mutui per comprare casa e per effettuare ristrutturazioni. L’accusa ha insistito su quest’aspetto, cercando di capire se l’imputato avesse avuto problemi di solvibilità. È risultato che qualche rata è stata pagata in ritardo e che, a un certo punto, è stato trovato un sistema per dilazionare i pagamenti, diminuendo l’importo mensile dovuto. La difesa, da parte sua, sentendo a sua volta i testimoni, ha mostrato che non risultano problemi di rate non pagate e che i requisiti finanziari all’epoca posseduti da Di Gioia erano in linea con quanto richiesto per la concessione dei mutui. —
Claudia Guarino
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