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Video e diffamazione, è partito il processo alle Iene

Pierluigi Sposato
Video e diffamazione, è partito il processo alle Iene

L’accusa ha ricostruito le attività di indagine sul caso di Marina e sulle presunte persecuzioni alle maestre imputate all’epoca di maltrattamenti all’asilo 

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GROSSETO. Non c’era Lorenzo Mancineschi ieri mattina nell’aula del Tribunale nel quale si celebra il processo per diffamazione che lo vedono imputato insieme (era invece presente) a Susanna Gorgone, per fatti che risalgono indietro nel tempo fino a tre anni fa e che concernono principalmente i video pubblicati sul profilo Facebook “Le Iene maremmane”.

È stato il sostituto commissario Stefano Niccoli (polizia postale) a fare il punto sui fascicoli di indagine: da quello sullo sversamento a fianco del porto di Marina di Grosseto a quello per le presunte irregolarità di assegnazione di una casa popolare (ne risponde il solo Mancineschi), fino a quello relativo alle maestre di asilo all’epoca imputate di maltrattamenti (in questo caso anche l’ipotesi di stalking). Cinque le parti che si sono costituite parte civile.

Niccoli, rispondendo alla viceprocuratrice onoraria Pamela Di Guglielmo, ha ricostruito la presenza dei video, da quelli pubblicati sul profilo personale di Mancineschi a quelli sul profilo “Le Iene maremmane”, tutti di denuncia contro il degrado e le ingiustizie. «Lui si definiva un opinionista». Il caso dello sversamento del cosiddetto “petrolio” risale all’aprile 2016: «Il video ricevette 16mila like e numerosissime condivisioni, anche quella di Beppe Grillo». A luglio seguì una perquisizione, la prima. «Lui dava appuntamenti fissi, quotidiani, in diretta, per le sue denunce. E trovò anche degli sponsor», ha ricostruito Niccoli. Nel giugno 2017 la seconda perquisizione, dopo le altre querele: «Fu sequestrato il profilo Facebook, di cui lui era amministratore. Per i video aveva dei collaboratori». Il sostituto commissario ha anche segnalato, a proposito del presunto “petrolio” finito in mare, che già nel febbraio 2016 Mancineschi si era espresso rispondendo a una segnalazione con un «nulla di importante».

Mancineschi aveva poi aperto un ulteriore profilo, quello de “La Iena scomoda”. La polizia postale ha evidenziato nelle informative alla Procura che Mancineschi, ogni volta che c’era una diretta, taggava preventivamente le persone interessate e i loro familiari, perché lo seguissero. Niccoli aveva evidenziato anche i toni di minaccia e di sfida, oltre che le offese, che hanno fatto poi parte dei capi di imputazione, dando anche della «criminale» a chi era coinvolta nell’inchiesta sui maltrattamenti all’asilo. «Lui non era un giornalista», ha precisato alla domanda del pm. Delle indagini si era occupata anche la squadra mobile, con intercettazioni sulle utenze telefoniche di Mancineschi.

Il giudice Marco Bilisari ha aggiornato a novembre la data della prossima udienza: saranno sentiti altre tre testimoni di polizia giudiziaria, nonché le parti offese che con le loro querele avevano dato origine al procedimento giudiziario. —

Pierluigi Sposato

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