La protesta
La modernità è in agonia Solo la memoria può salvarci
Marco Micheli risponde a Mauro Papa e invita a riscoprire e prendere spunto dal contributo di Roberto Ghini. E lancia un’idea al sindaco
l’intervento
marco micheli
Solo la memoria del passato può aiutarci. In riferimento all’articolo di Mauro Papa di qualche giorno fa, e in seguito a un cordiale colloquio avuto con lui, vorrei esprimere un diverso punto di vista sulla città, anche per rilanciare il dibattito.
La visione di Grosseto città moderna, “Kansas City”, come scriveva Luciano Bianciardi “città aperta ai vento e ai forestieri”, città quindi senza storia, all’americana, è un cliché e un conformismo dei dopoguerra che ha offuscato grandemente il nostro sguardo sulla città e ha prodotto gravi scempi: non aver curato le Mura Medicee, per esempio, e aver costruito a ridosso di esse senza nessun rispetto (al contrario delle mura di Lucca); il centro storico stesso è stato penalizzato e le tracce, anche medievali, che pur ci sono, sono state dimenticate o trascurate in ossequio alla vulgata “modernista”. Faccio presente, inoltre, per correttezza (Mauro Papa scrive che non ci sono vincoli di sovrintendenza nel nostro centro storico), che il Palazzo Marraccini, sede dell’ex cinema, già di mia proprietà ora non più, è sotto vincolo dei Beni Culturali. Il suo attuale stato è frutto di anni di manovre oscure di tanti falsi e avidi nell’assoluta e vergognosa assenza di tutte le istituzioni (se non a parole).
Papa scrive che non c’è stata continuità demografica nella nostra storia e ha ragione: nel Cinquecento Grosseto era s popolata. È certamente vero, ma la memoria del passato resta sempre importante e necessaria. Per gli antichi la memoria non era soltanto per ciò che era accaduto, ma anche per ciò che “non era” accaduto e che aveva valore ricordare i grandi momenti di eccellenza civica e di buon governo dei territorio è importante e serve a illuminare di valori alti il nostro futuro: l’esempio civico del comune Medievale, il ricordo dei coraggio e dell’amore alla città di tanti, il buon governo dei Lorena.
Certo, questa visione, bisogna esser chiari, contrasta con la “vulgata” progressista che afferma che solo il moderno e il contemporaneo è il buono e il gusto e che tutto il passato è tenebre e oscurantismo e questa mentalità, seppur in crisi, ancora persiste.
Ma essa stessa è ormai debole. Luciano Bianciardi stesso con la sua vita, le sue delusioni e la sua autodistruzione ha sofferto questo scacco: non aveva forse intuito e capito che alla fine ogni progressismo, pur partendo da buone intenzioni aveva portato semplicemente allo stato attuale di puro materialismo, pura avidità, totalitarismo economico con qualche bella parola di fraternità? E tutte le avanguardie che Papa egregiamente studia e spiega, non sono tentativi di uscire dall’impasse asfissiante della modernità, cercando vie di fuga da una società troppo spesso solo avida, senza valori?
Credo quindi che sia importantissimo approfondire e far conoscere nelle scuole e alla città tutta la nostra storia fin dalle origini longobarde (Grosseto, castello Aldobrandesco); perché non si è fatto niente per ricordare queste origini che sono anche le nostre origini europee, tra latinità e germanità, quando in tutta Italia ci sono stati eventi sulla civiltà longobarda?
Colgo l’occasione per ricordare con profondo affetto l’amico Roberto Ghini, di cui ricorre tra poco un anno dalla scomparsa, e il suo impegno in questo senso. Con quanto entusiasmo ha cercato di far rivivere nella città i momenti più alti della sua storia: sarebbe ora che l’attuale giunta gli rendesse omaggio, organizzando a settembre, quella rievocazione dell’assedio del Bovano nel 1328 alla quale insieme tanto tenevamo. Papa scrive di eventi folcloristici. Non condivido: una festa popolare ben organizzata è più importante per formare un ethos cittadino di tanti convegni accademici per pochi. Si tentò un tempo di ricostruire, con studiosi locali, una vera festa medievale, con un rilancio dei quartieri e con uno studio approfondito di costumi e tradizioni, ma poi tutto si arenò.
È tempo di riprendere con nuovo entusiasmo questi progetti: Grosseto nel Duecento era un importante comune. Il sale all’epoca era come il petrolio oggi; è bene che tutta la cittadinanza ne sia consapevole e tracce di questo passato (il Cassero dei Sale) ci sono e vanno valorizzate. Ricordo l’impegno di Roberto Ghini nel ricordare il Buon Governo dei Lorena; l’omaggio ai monumento di Canapone, i convegni e le manifestazioni con gli ultimi eredi degli Asburgo, anche questo deve essere rimesso nel tessuto della città.
Dirò di più, e mi rivolgo al sindaco Vivarelli Colonna; perché non creare un istituto di studi storici maremmani intitolato proprio a Roberto Ghini che, nel suo spirito, rinnovi gli studi storici sulla Maremma e perché non vada perduto il suo impegno disinteressato di tutti questi anni? Ricordo che a Grosseto c’è un’università di Beni culturali che svolge un ruolo essenziale in questo senso e che va difesa e rafforzata, proprio per mantenere vivo e curare il patrimonio storico del territorio.
Vorrei concludere dicendo a Mauro Papa che sono sicuro che, se noi due ci mettessimo insieme a studiare tutta la nostra storia nella comune ricerca di ciò che è bello, buono e vero, credo che in certi momenti saremmo entrambi invasi da un’ammirazione e una silenziosa luce che ci cambierebbe e ci farebbe vedere la nostra città e il nostro futuro con più ottimismo, con più speranza, ai di là dei soliti rigidi schemi, passatisti o modernisti. —
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