Sicurezza
Strage di piccioni: sono stati avvelenati
A fine marzo erano state trovate in città decine di carcasse: ora sono arrivati i risultati dell'Istituto zooprofilattico
GROSSETO. Veleno: sono state scoperte tracce di pesticidi nelle carcasse di piccioni trovati morti a Grosseto il mese scorso. Le analisi portate avanti dall'Istituto zooprofilattico del capoluogo finalmente hanno dato i loro risultati e permesso di appurare che non è stata una forma virale a uccidere i volatili, ma appunto un avvelenamento. Come riferisce la veterinaria grossetana che collabora con Sos animali e che ne ha curati e salvati alcuni, portandone altri 4 morti all'Istituto per farli analizzare, sono state trovate nelle granaglie «tracce di pesticidi», il che avvalora la tesi dell'avvelenamento doloso. Nessun pericolo concreto, per fortuna, per i gatti che potrebbero essersi cibati delle carcasse, visto che - spiega la veterinaria - «per avere ripercussioni sulla salute dei felini servirebbe una dose massiccia di veleno ma è difficile che un gatto mangi una decina di carcasse...». È possibile che tracce di pesticidi siano state seminate in piazza Caduti sul lavoro, tra via Manetti e viale Sonnino, luogo in cui è stato trovato il maggior numero di carcasse, ma non si esclude che ciò sia successo anche in altri punti del capoluogo dove sono stati segnalati altri esemplari morti.
Naturalmente, e purtoppo, il fenomeno non esclude eventuali pericoli per i bambini che, passando di lì, possano raccattare e ingerire le granaglie, quindi massima attenzione. Il fenomeno era stato segnalato a fine marzo, quando in tutta la città è emersa una vera e propria strage. Intorno al 25 marzo, in poche ore sono state trovate decine di carcasse in più punti di Grosseto, sia fuori che dentro il centro storico, ovvero a Gorarella, Barbanella, in zona Casalone, nel cortile del Consorzio Bonifica. In alcuni casi i volatili erano vivi ma agonizzanti. C'è chi se li era visti cadere di fronte piombati a terra accanto alle palme: «mai visto un fenomeno così massiccio», hanno giurato i testimoni. A scendere in campo sono stati sia gli operatori della Lac che i volontari della colonia felina, il cui responsabile Andrea Fabbri ha contato decine di casi, che hanno avuto il loro picco a fine marzo.
Quando è scoppiato il caso «abbiamo trovato - ha detto Fabbri - 41 piccioni morti più altri 3 che stavano male. Abbiamo recuperato altri 11 volatili morti residui di predazioni, recuperato 8 carcasse e individuato altre 3 predazioni». Il conto ammonta a 66 volatili morti solo tra piazza Caduti sul lavoro e il cortile del consorzio Bonifica. Altri 3, il responsabile della colonia li ha trovati in zona stadio. Decine di segnalazioni sono giunte dal resto della città. In totale, non è azzardato parlare di almeno un centinaio di casi tra fine marzo e i primi di aprile. Casi di cui finora si ignorava la causa, ma erano in campo due ipotesi: avvelenamento o virus. Ora il risultato è arrivato. E da qui in poi dovrebbe scattare il protocollo sanitario del caso.
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