Il Tirreno

Grosseto

3.500 ettari di macchia mediterranea  

Piano antincendi, il Wwf contro la Regione «La Pineta del Tombolo verrà stravolta»

Giovanna Mezzana
Piano antincendi, il Wwf contro la Regione «La Pineta del Tombolo verrà stravolta»

L’associazione in allarme per gli interventi previsti sul sottobosco dove dimorano specie animali e vegetali protette  

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Basterebbero cinque istantanee per raccontare lo stupefacente patrimonio di biodiversità che anima il sottobosco della pineta del Tombolo, quel grande cuscino di più di 3.500 ettari, dalla fodera verdeggiante, che si poggia lungo la costa maremmana, tra Marina di Grosseto e Castiglione della Pescaia. All’ombra dei pini trovano rifugio volatili, testuggini, rettili, spuntano fiori. È un tesoro di inestimabile valore che – secondo il Wwf Grosseto – corre il rischio di andare disperso. E non per la scelleratezza dei piromani (che ogni estate sfregiano la Maremma), bensì per effetto di una norma pensata a mo’ di salvaguardia: il Piano antincendi approvato di recente dalla Regione Toscana, che prevederebbe interventi «pesanti» sul sottobosco.

un album “biodiverso”

Immaginiamo di immergerci nella Pineta del Tombolo – che ha lo status di Zona di interesse comunitario – muniti di macchina fotografica. L’intento è: documentare l’esistenza di quel grande patrimonio di cui si diceva poc’anzi. Il primo scatto potrebbe immortalare la ghiandaia marina, quell’uccelletto-arcobaleno che in questi giorni sta tornando nel Belpaese dalla migrazione: un esemplare munito di Gps, dopo aver sorvolato il Sahara volando fino a 100km/h, è rincasato addirittura dalla Namibia, annuncia alla comunità Facebook l’associazione Ornis Italica. Altre foto potrebbero essere scattate alla tartaruga di Hermann, testuggine storicamente affezionata alle spiagge della Maremma; o all’affascinate e assai raro cuculo dal ciuffo; o, ancora, a un grosso ma mite rettile, il serpente cervone. E per chiudere l’album con un’altra nota di colore, l’ultimo scatto lo merita lo sterminato bouquet di orchidee spontanee. Ebbene si tratta di specie protette tutte da direttive europee o da norme regionali. E poi ci sono i ricci, gli istrici, i passeriformi, i biacchi...

l’allarme

Eppure, nelle 172 pagine che compongono il Piano regionale antincendi «non c’è una sola riga – scrive il Wwf Grosseto – dedicata alle coppie nidificanti di ghiandaia marina, specie protetta a livello internazionale; alle tartarughe di Hermann salvaguardate in tutta Europa; al cervone custodito da direttiva europea; alle orchidee spontanee tutelate da una legge regionale». «È un piano a alto impatto ambientale – sottolinea l’associazione del Panda – destinato a stravolgere il profilo estetico delle pinete e a comprometterne il valore ecologico e naturalistico».

l’affondo

Il Wwf di Grosseto non è contrario a un’operazione di bonifica che abbassi il livello del rischio-incendi: «Ben venga – dice – l’abbattimento di piante secche, cadenti o malate». È invece altolà «a quella “pulizia” (il termine riferito al sottobosco è un’ingiuria) che si vuol fare a tutti i costi in altre zone, comprese le aree protette», status che la Pineta del Tombolo ha. Insomma, per i tecnici della Regione – secondo il Wwf – la Pineta ideale dove il rischio di un incendi è assai ridotto consta di «file di pini senza niente sotto». «La gestione del post– incendio del 2012 tracciava già questa rotta – sottolinea il Wwf grossetano – e non ci è mai piaciuta. Una risposta doveva essere data per difendere la Pineta e i cittadini dai criminali (è singolare, però, che nel piano si parli di tutto fuorché della natura dolosa degli incendi in pineta): ma avevamo chiesto una risposta ponderata, che mirasse anche alla conservazione del “valore ecologico” della pineta, che invece è il grande assente – sottolinea l’associazione del Panda – nelle 172 pagine del Piano antincendi».

flora e fauna addio

Tale Piano, come già sottolineato da una nutrita compagine di associazioni ecologiste e culturali sulle pagine del Tirreno, prevede, per esempio, «l’eliminazione di copertura boschiva e arbustiva in “aree strategiche” con il mantenimento di soli 120 esemplari di pino per ettaro e solo il 20% della macchia». Non solo: «Per denudare la pineta dal sottobosco e ridurlo a 50 cm di altezza – come il Piano, secondo il Wwf prevederebbe – si dovrà passare ovunque con mezzi pesanti con danni al terreno e distruzione dell’habitat della microfauna, anche quella invisibile». Rende la propria idea il Wwf: «La pineta come bosco è un ecosistema. Una fila di pini con sotto un bello strato di aghi secchi no. Magari non brucerà, ma non lo è più». –



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