Gioco
Parcheggi per disabili sotto la pioggia, la proposta: "Creiamo un percorso all’asciutto"
L’attivista Lorella Ronconi segnala un forte disagio all’ospedale per chi è in sedia a rotelle. E lancia un'idea
GROSSETO. Chi non si è mai trovato a fare la spesa in un giorno di pioggia battente, con il carrello carico di borse da mettere in auto, l’auto parcheggiata lontano dall’ingresso, una mano a reggere l’ombrello e l’altra a spingere il carrello? È stato comodo? Be’, provate a immaginare se ci foste voi, seduti su quattro ruote, una mano che regge l’ombrello, qualcuno che cerca a sua volta di ripararsi dalla pioggia e di spingere la carrozzina, il trambusto per salire e scendere dall’auto e un lungo tratto di strada da fare sotto l’acqua. Con la differenza che, in questo caso, la meta non è il supermercato, ma l’ospedale, per cui, oltre a ritrovarvi fradici dalla testa ai piedi su quella carrozzina, è probabile che la vostra salute non sia neanche troppo buona.
Ebbene, per le persone disabili che si muovono in carrozzina è quello che succede all’ospedale Misericordia di Grosseto. Dove, nonostante i recenti lavori per la costruzione della nuova ala, i molti parcheggi handicap sul retro risultano lontani dagli ingressi e non riparati dagli agenti atmosferici. Non che vi sia un obbligo di legge a realizzare percorsi al coperto, sia chiaro. Tuttavia, visti gli importanti lavori, la sensazione è che si sia persa un’occasione per realizzare un percorso realmente a misura di persona disabile.
Lo fa notare dopo un’esperienza diretta Lorella Ronconi, attivista grossetana dei diritti per i disabili, creatrice del movimento #solounminuto, in carrozzina da molti anni.
«Lunedì 29 aprile pioveva a dirotto e sono dovuta andare all’ospedale per un esame ecografico prenotato da sei mesi», racconta. Lorella, accompagnata dalla “tata” e dall’anziano padre, ha provato ad accedere dall’ingresso principale, quello che dà sulla Senese, «ma alla sbarra – spiega – c’era una fila di persone che aspettavano di lasciare il documento di identità per cui siamo andati dietro dove ci sono tanti posti per disabili vicini alla palazzina dell’intramoenia».
Pioveva a dirotto. «Oltre a scendere, e poi a risalire in auto, il problema è anche percorrere il lungo tragitto da questi posti all’ingresso – spiega –. Noi lo abbiamo fatto a rischio della salute mia, della mia tata e di mio babbo che ha 86 anni. Ma lo stesso disagio lo vivono tutte le persone disabili che, per di più, se hanno bisogno dell’ospedale hanno già di per sé problemi di salute».
Ronconi ricorda che molti anni fa, quando fu riammodernato il Cup, la consulta per la disabilità, di cui lei stessa faceva parte, insieme al Comitato per l’accesso allora presieduto da Dino Faenzi, con la Fondazione Il Sole e il Forum Terzo settore, furono coinvolti dall’Asl nel percorso progettuale. «Ci chiamavano per farci vedere i disegni del progetto – ricorda Ronconi – e più volte abbiamo fatto presente, anche allora, che i parcheggi devono essere vicini a una pensilina o a una tettoia o collegati all’edificio con un tunnel in plexiglass. Ma soprattutto vicini all’entrata: bisogna capire che non tutti i malati sono uguali e che una persona diversamente abile ha difficoltà oggettive».
L’ospedale grossetano prevede già un codice di accesso “oro”. «Sarebbe però opportuno ragionare insieme all’Asl per un percorso di accessibilità per persone disabili in modo da eliminare anche queste criticità sui parcheggi», conclude Lorella, che dà la propria disponibilità. —
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