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Dopo la bufera sulla chiesa dietrofront sul colore giallo

Ivana Agostini
Dopo la bufera sulla chiesa dietrofront sul colore giallo

La pieve sarà meno “senape”: così ha deciso la Soprintendenza in un vertice Emiliani: «Speriamo che il nuovo intervento migliori il risultato agghiacciante» 

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La pieve di San Nicola a Capalbio sarà meno “gialla”. La decisione è stata comunicata dalla Soprintendenza di Siena a margine di un vertice che si è svolto martedì a cui erano presenti, oltre alla Soprintendenza di Siena, il sindaco di Capalbio Luigi Bellumori, il capogruppo di maggioranza Giancarlo Nardi, di minoranza Settimio Bianciardi e il responsabile tecnico Giancarlo Pedreschi.

La Soprintendenza ha spiegato ai presenti «di aver invitato la Curia a rimontare i ponteggi per poter effettuare in modo completo le velature già indicate in corso d’opera dalla stessa Soprintendenza. Una velatura in terra d’ombra e acqua sporca che la ditta esecutrice dei lavori, a causa dello smontaggio dei ponteggi effettuato per le festività pasquali, non ha potuto eseguire».

La chiesa di San Nicola è balzata sotto i riflettori dopo il suo restauro. Una volta tolti i ponteggi, i cittadini di Capalbio si sono ritrovati davanti una costruzione di un giallo senape che poco aveva a che fare con la chiesa che avevano sempre conosciuto.

Nella Piccola Atene, oltre ad essersi alzato il velo sui ponteggi, si è sollevata anche la polemica rivolta verso chi doveva vigilare e secondo alcuni, non lo aveva fatto in maniera adeguata.

Sul banco degli imputati erano finiti anche il Comune e il parroco don Marcello Serio. La rimozione degli intonaci è avvenuta su disposizione della Soprintendenza dopo aver accertato, con analisi mineralogiche, che la composizione non era risalente al XVII secolo come era riportato in alcune pubblicazioni. Di fatto però quel giallo senape ha fatto storcere il naso a tante persone fra cui l’archeologa Irene Berlingò, Vittorio Emiliani (presidente Comitato per la Bellezza), lo storico dell’arte Tomaso Montanari, il regista Roberto Faenza, il giornalista Furio Colombo e molti altri che avevano presentato un documento nel quale definivano il restauro uno «scempio» e chiedevano che la pieve tornasse alle origini.

Emiliani commenta così il vertice che si è svolto martedì a Capalbio. «Non avevamo dubbi sul fatto che tutto fosse stato autorizzato dalla Soprintendenza di Siena, ciò non toglie che il risultato sia agghiacciante rispetto ai tanti bei restauri ai quali abbiamo assistito negli ultimi anni, garbati, accurati, non invasivi. Il risultato peggiora nettamente, alla vista, la situazione antecedente e questo purtroppo conta non poco. È vero che i restauri esterni devono “invecchiare”, questo però sembra aver ficcato a forza nel paesaggio del borgo medioevale un elemento estraneo, alieno. Ora si parla di “velature” da effettuare, “che la ditta per le festività pasquali non ha potuto eseguire”. Speriamo che questo nuovo intervento - conclude - migliori il risultato finale». —

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