Il dolore
La visuale di fronte al parco: 82 palme con fronde secche
Da via Aldi a viale della Repubblica una distesa di piante con fronde ingiallite Tutte sane (non colpite dal punteruolo), ma senz’alcuna traccia di manutenzione
Andare in bici o a fare jogging al velodromo sperando di godersi un po’ di sano verde pubblico, o affacciarsi dai palazzi di fronte per prendere una boccata d’aria, e trovarsi invece davanti a una bella sfilata di palme insecchite.
Succede davanti al parco di via Giotto, in viale della Repubblica, dove si contano (fin dall’inizio di via Pietro Aldi) ben 82 palme in gran parte ingiallite, una dietro l’altra, con foglie cadenti e secche. Le segnalazioni giungono a breve distanza dalle polemiche sul verde pubblico e sul taglio (in quel caso drastico da parte del Comune) dei lecci monumentali delle Mura lungo il tratto che corre tra la troniera di piazza del Sale e il Cinghialino. Ma qui in viale della Repubblica, a quanto pare, l’impressione è del tutto opposta: una totale mancanza di potature. È così?
Facendo un sopralluogo in loco ecco le prime 32 palme secche lungo il cordolo spartitraffico che fronteggia il parco di via Giotto. Arriviamo a un incrocio e il filare che gronda foglie ingiallite continua per riproporre altre 12 piante mezze secche fino all’incrocio con via de Nicola, e poi altre 21 fino all’incrocio con via Caravaggio, e altre ancora: sempre maestose all’aspetto, ma sempre sofferenti.
Sono in tutto 82, da via Aldi alla fine di viale della Repubblica. Gli esemplari appartengono alla specie della “Washingtonia”, genere della Arecaceae il cui nome fu scelto in omaggio al primo presidente degli Stati Uniti. Si narra che nel ’700 una carovana di pionieri abbia attraversato il deserto californiano e alla fine, arsa dalla calura, incontrando queste palme in un’oasi di beata freschezza abbia scelto di ribattezzarle in onore al comandante statutinense.
A Grosseto, proprio in viale della Repubblica un primo gruppo di questa specie fu impiantato a inizio anni ’90; dopo poco arrivarono le altre. Ed eccoci arrivati a oggi che son passati 30 anni: c’è da chiedersi come stiano. Una prima risposta è che stanno “abbastanza bene”, nel senso che almeno non risultano malate. Nessuna di loro pare attaccata dal punteruolo, parassita che ha colpito a morte altri esemplari in città. Nessun allarme, dunque, sotto il profilo fitosanitario. Semmai il problema è di estetica, decoro e cura del verde pubblico, certo non minimale di fronte a un grande polmone verde che dovrebbe attrarre sportivi e amanti della natura. Come accade per altre palme, anche nel caso delle washingtonie le fronde sono sempreverdi e durano mesi, per poi disseccare. È il loro normale ciclo vitale: la pianta si sviluppa verso l’alto cercando luce mentre la parte bassa muore. Le fronde disseccate restano a lungo sulla pianta, prima di cadere. Così in questo caso: sul fondo c’è un buon numero di foglie secche color paglierino che non desta allarme sul fronte/sicurezza, ma è sicuramente antiestetico. Problema avvertito con dispiacere da chi ha a cura il verde pubblico.
La manutenzione ha i suoi costi e in città ci sono 23mila alberature. Per questione di risorse, il Comune dà sempre la precedenza agli interventi di messa in sicurezza e al momento Sistema non ha avuto dal Comune (Lavori pubblici) incarichi “extra” per manutenere le palme. «Quest’anno - dice Alberto Paolini, direttore generale di Sistema, società/braccio operativo del Comune - abbiamo completato le 1500 potature in programma. Su queste palme generalmente interveniamo ogni 2 anni: siamo intervenuti l’anno scorso e la prossima volta dovrebbe cadere l’anno prossimo». Il lungo filare di 82 palme insecchite è destinato a restare così fino al 2020. —
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