Il Tirreno

Grosseto

tribunale 

«Eravamo terrorizzati da nostro padre, mai denunciato nulla»

Alfredo Faetti

Un 50enne imputato per maltrattamenti in famiglia In aula testimonia uno dei figli: botte anche alla madre 

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GROSSETO. La domanda gliel’ha posta il pubblico ministero Fidelia Dompetrini: non ha mai pensato di denunciare suo padre? La risposta data dal ragazzo, oggi poco più che ventenne, racconta al meglio gli anni di paura vissuta da un’intera famiglia maremmana tra le mura domestiche. «Tutto quello che accadeva rimaneva tra noi, dentro casa – ha raccontato il giovane dal banco dei testimoni – Non l’ho mai denunciato perché eravamo terrorizzati da lui: c’era il timore che se avesse visto una volante dalla finestra ci avrebbe ucciso».

Eppure episodi da denunciare non mancavano, stando a quanto poi hanno raccontato lui e suo fratello alla fine del 2017 ai carabinieri: botte, minacce, soprusi, umiliazioni, sia contro i figli sia contro la moglie. Accuse rivolte al padre, 50 anni, imputato al tribunale di Grosseto con l’accusa di maltrattamenti in famiglia, difeso dall’avvocato Pietro Corsi. La storia che si sta ricostruendo nel Tribunale di Grosseto ripercorre molti anni familiari, scanditi da fatti a lungo tenuti nascosti. Uno di questi episodi, raccontati da uno dei figli, risale al 2012. «Avevo bisogno della connessione internet per un progetto scolastico e lo chiesi», ha spiegato il giovane, all’epoca minorenne. Il padre però non ne avrebbe voluto sapere. «In questa casa mi spiano tutti», sarebbe stata la sua risposta, prima di iniziare a colpire il figlio. «Mi diede schiaffi sulla schiena e sul volto», ha detto il ragazzo. Un altro episodio portato in aula dalle testimonianze dei figli risale al 2014, quando l’uomo, mentre la famiglia era in viaggio verso l’abitazione dei nonni paterni, avrebbe aggredito la moglie afferrandola per i capelli e facendole sbattere la testa contro il montante della cintura di sicurezza. L’incubo che avrebbe pervaso questa famiglia maremmana sarebbe venuto allo scoperto alla fine del 2017, quando i carabinieri furono allertati dai vicini, scoperchiando così il vaso di Pandora custodito in quella abitazione.

A far scoppiare una lite furibonda quella sera fu la proposta della moglie di chiedere il sussidio di disoccupazione per il marito, il quale sarebbe andato su tutte le furie aggredendo nuovamente la donna per poi tirarle contro dei soprammobili. «Tentò di colpirla con gli oggetti che avevamo sopra il camino, ma non la prese», ha raccontato il ragazzo. È stato da quell’episodio che è partito il procedimento in essere e che ha segnato la fine definitiva di quel nucleo familiare, che stando a quanto raccontato dai figli è arrivata fin troppo tardi. «Eravamo terrorizzati», ha ribadito il giovane di fronte al giudice Marco Bilisari. «Avrei voluto fare qualcosa, ma non ci sono riuscito», ha concluso dal banco dei testimoni.

Prossima udienza a ottobre, saranno sentiti i carabinieri intervenuti all’epoca dei fatti e il consulente della Procura. —

Alfredo Faetti

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