Il Tirreno

Grosseto

tribunale 

Voleva nascondere l’hashish nello zaino delle compagne

Pierluigi Sposato

Condannato un giovane all’epoca studente delle superiori Era accusato della detenzione illecita e di tentata calunnia

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GROSSETO. Due anni e 4 mesi più 6.000 euro di multa allo studente che tre anni fa frequentava una scuola superiore della provincia e che era accusato di aver nascosto dell’hashish nello zaino delle compagne di classe mentre i carabinieri stavano effettuando un controllo nell’istituto. Detenzione illecita di un etto di sostanza stupefacente per uso non esclusivamente personale e tentata calunnia nei confronti delle due ragazze erano le accuse a lui rivolte.

Il giudice Gian Marco De Vincenzi ha accolto, mitigandole solo di due mesi, le richieste del viceprocuratore onorario Massimiliano Tozzi. Questi ha riepilogato brevemente la vicenda, risalente al gennaio 2016: l’ingresso dei carabinieri, il ragazzo (all’epoca non ancora ventenne) che viene visto dai compagni mentre mette la droga nei due zaini, la seconda ragazza che se ne accorge e si scaglia contro di lui gridando di non voler sapere niente dei suoi traffici, la fuga di lui con il pacchettino in mano verso la palestra, dove la droga viene in effetti ritrovata dai carabinieri. Il pm ha ritenuto sussistente sia il reato di detenzione, sia il tentativo di calunnia nei confronti delle due ragazze, perché - se la droga fosse stata ritrovata in uno degli zaini - avrebbero potuto passare un guaio serio. L’imputato avrebbe cioè cercato di simulare un reato a carico delle ragazze.

Quel giorno, i carabinieri avevano deciso di effettuare un servizio antidroga nell’istituto: all’ora di ricreazione, avevano fatto un giro davanti all’istituto e in quella circostanza, così avevano ricostruito alla Procura, erano stati avvicinati da uno studente prima e dal personale della scuola poi che avevano raccontato che uno dei ragazzi iscritti all’istituto aveva cercato di nascondere della droga nelle cartelle delle compagne.

Il difensore Settimio Chelli, che all’udienza preliminare con il giudice Sergio Compagnucci aveva chiesto il rito abbreviato (non ammesso - lo stesso dibattimento si è svolto con il rito ordinario, e cioè sentendo i testimoni), ha invitato il giudice a esaminare alcuni aspetti a discarico del giovane. Ha ricordato che l’imputato si era dichiarato colpevole e che aveva collaborato fattivamente con i carabinieri dichiarando a chi sarebbe stata destinata la droga, facendo così risparmiare tempo alla giustizia. Ha così invocato un apposito comma, il settimo, dell’articolo 73 della legge sulla droga, per sollecitare l’applicazione delle attenuanti (quelle generiche sono state effettivamente applicate dal giudice, che ha concesso comunque i doppi benefici all’imputato, cioè la sospensione e la non menzione), ricordando che quell’hashish in parte era per lui e in parte per un uomo di Grosseto di cui aveva dato l’indirizzo. E ha inoltre evidenziato che sarebbe stato opportuno ritenere il fatto di lieve entità.

Ha fatto poi dei distinguo per i due casi di tentata calunnia, ritenendone sussistente solo uno: il secondo. Nel primo caso, era stato un compagno di classe ad accorgersi di quanto stava per accadere e ad avvertire la ragazza. Nel secondo, era stata la stessa compagna di classe a impedire quello che l’accusa aveva chiamato «il malizioso inserimento». Stando alla ricostruzione dell’avvocato Chelli, solo nel secondo caso si sarebbe potuto parlare di un tentativo di inserimento nello zaino da parte del giovane, che non era presente all’udienza in cui è stato deciso il suo destino.

Il difensore potrà presentare appello dopo il deposito delle motivazioni, che avverrà entro ottanta giorni.

Pierluigi Sposato

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