Il Tirreno

Grosseto

il lutto 

Addio a Rossana, cuoca sopraffina regina del tortello e dell’acquacotta

Gabriele Baldanzi
Addio a Rossana, cuoca sopraffina regina del tortello e dell’acquacotta

Aveva 82 anni, verrà cremata a Livorno Fino al 1998 aveva condotto un negozio di pasta fresca  

3 MINUTI DI LETTURA





Era la regina dell’acqua cotta e del tortello maremmano, una delle cuoche “di sagra” più conosciute di tutta la provincia.

Rossana Piccini avrebbe compiuto 82 anni a luglio. Lascia due figli (il più conosciuto Gianluca Mazzuoli, già assessore a Scansano e Maurizio, direttore della cooperativa Raspollino), i nipoti (che adorava, ricambiata) e il suo Benedetto, che fino all’ultimo le è rimasto accanto, assistendola e coccolandola giorno e notte.

Viveva tra Pancole e Grosseto, Rosi, e in città la conoscevano in tantissimi per aver condotto tra la metà degli anni Settanta e il 1994 la pasta fresca di via dei Mille. Una donna bellissima, affabile, generosa, straordinaria tra spianatoie, fuochi, ramaioli e padelle, ma soprattutto nelle relazioni sociali. Una miriade gli aneddoti che la riguardano, quasi tutti legati alla passione per la cucina.

Per oltre vent’anni aveva combattuto con il cancro, sconfiggendolo più volte con la sua voglia di vivere, l’ottimismo, l’amore delle persone che la circondavano. Non a caso aveva voluto essere presente, anche di recente, ai preparativi della cena per Maria Sole Marras, in cui erano stati raccolti fondi per il Meyer. Dei suoi piatti, e in particolare dell’acqua cotta di Pancole, si era innamorato anche Flavio Tosi, l’ex sindaco di Verona, che quando scendeva in Maremma per andare a caccia, chiedeva espressamente un pranzetto tipico della Rosi.

Oggi, volendo usare la terminologia di Masterchef, la si sarebbe definita una capobrigata, cioè la cuoca che guida grandi cucine nel preparare piatti destinati a un “pubblico” vasto. Rossana aveva il carisma e l’esperienza per farlo. Era ascoltata, rispettata.

«Nella sua vita – racconta il figlio Gianluca, per tutti il “Senatore” – mamma avrà sfamato decine di migliaia di persone. Non la spaventava nulla. Che fossimo in duecento a un pranzo programmato o mi presentassi con 5-6 amici senza preavviso, lei sorrideva e ci metteva a tavola. E tutti alla fine rimanevano sorpresi della qualità dei piatti, della sua voglia di fare, della prontezza di spirito. Anche adesso che aveva superato gli ottant’anni».

Per diversi anni aveva cucinato anche per Il Tirreno, nelle tradizionali feste che ogni primavera il giornale organizzava come conclusione del gioco-concorso sulla caccia al cinghiale, in cui si premiavano i migliori cecchini, i padellatori, le mute più intraprendenti. Coordinava la cucina, dagli acquisti delle materie prime ai dettagli di contorno.

Condoglianze a Gianluca, Maurizio e Benedetto. Rosi è morta all’ospedale Misericordia domenica 5 maggio, dopo aver dettato ai figli le ultime volontà: non voleva visite post mortem, niente funerale. La mattina del 7 maggio verrà cremata a Livorno alla presenza dei familiari più stretti, poi le ceneri saranno custodite in casa.

Desiderava che gli altri la ricordassero solare e in forma come era sempre apparsa, anche nei momenti in cui la malattia ne minava la serenità.

Eventuali donazioni in suo nome saranno destinate all’associazione “La Farfalla”. Su Facebook sono stati centinaia, ieri, gli attestati di vicinanza nei confronti dei figli e dei nipoti. Di Rosi restano a tutti solamente ricordi belli. —
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

L'approfondimento
Bolkestein

Spiagge, indennizzi: così verranno risarciti i balneari che perdono le aste – Come si calcola il valore da rimborsare

di Matteo Tuccini