Sicurezza
Rama non teme l’aggiudicazione ad Autolinee Toscane
Delmirani: «Se questo esito sarà confermato, rientreremo di 9 milioni. In caso contrario, il nostro valore sarebbe destinato a crescere»
Ci saranno ripercussioni anche in Maremma con il decreto di assegnazione definitiva ad Autolinee Toscane Spa (società che fa capo alla francese Ratp) della gara sul trasporto pubblico su gomma in tutta la Toscana.
La Regione ha infatti deliberato l’affidamento del servizio sulla scia della recente sentenza della Corte di Giustizia Europea e in linea con l’accordo firmato dalla Regione stessa, Mobit ed Autolinee Toscane nel dicembre del 2017, in coincidenza con la stipula del famoso contratto-ponte di due anni, ancora vigente, che affidava il servizio in via transitoria.
Dal primo gennaio 2020, infatti, il passaggio ai francesi potrebbe diventare definitivo. Le questioni interpretative legate ai requisiti di partecipazione del gruppo francese alla gara sono state chiarite. La gara si svolse regolarmente; regolare anche la successiva aggiudicazione. Nonostante sia ancora aperto un contenzioso di fronte al Consiglio di Stato (è fissata un’udienza a ottobre), nei prossimi otto mesi verranno delineati i passaggi di consegne, che altrimenti non potrebbero concretizzarsi dopo il pronunciamento del Consiglio di Stato.
Mobit, nel frattempo, non ci sta e alza la voce. Stiamo parlando di una gara da quasi tre miliardi di euro per undici anni, più 190 milioni circa per l’acquisto di nuovi mezzi.
Mobit è un consorzio costituito tra i principali operatori toscani del trasporto pubblico locale. Ne fa parte anche la società Tiemme, a capitale interamente pubblico. A sua volta Tiemme detiene il 23 per cento di quote di Rama e Rama il 29, 1 per cento di Tiemme.
Il presidente di Rama – Guido Delmirani – ammette che si tratta di un passaggio cruciale, ma è tranquillo: «Gli asset di Rama sono valutati 18 milioni e duecentomila euro. Otto milioni e 830 mila euro (da perizie) di patrimonio legato al tpl, due milioni e mezzo di patrimonio immobiliare non strategico. E poi sei milioni e seicentomila euro di partecipazione in Tiemme. Se la gara dovesse chiudersi con la conferma dell’aggiudicazione ai francesi, rientreremo di circa 9 milioni e questo tutto sommato rasserena le banche; nel caso invece dovesse tornare in pista Mobit il valore di Rama è teoricamente destinato a crescere in relazione a quel 29,1 per cento di quote di Tiemme in portafoglio. Quindi si andrebbe avanti».
Eppure molti amministratori, e anche molti dipendenti di Tiemme, speravano e sperano invece nei francesi. I sindaci per tornare in possesso di un po’ di denaro investito a suo tempo nella capitalizzazione della società; i dipendenti (gli autisti soprattutto) perché sanno bene che eventuali tagli non riguarderanno loro, ma il personale a terra, figure amministrative apicali, manager, che rappresentano da anni costi ingenti a fronte di una gestione spesso criticata.
Stiamo parlando ovviamente dell’area di influenza Tiemme. Negli ultimi due anni, nonostante il braccio di ferro in corso, sono state create le condizioni di base per consentire alle aziende di poter fare degli investimenti senza alterare le condizioni della gara.
Il cosiddetto contratto-ponte ha garantito tutti e il ripianamento del debito di Rama (ben oltre i dieci milioni) passava dall’esito della gara, a quanto pare infausto. Infausto per il momento, perché Mobit ha già annunciato che la battaglia legale non si ferma a questa decisione della Regione. —
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